Chaterine Bon giovedì 19 luglio 2018 Login

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RiduciLe opere di CHATERINE BON
   

 
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Lilith
"Lilith" bronzo 1/8 cm 32x22x17
 
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Lilith
"Lilith" bronzo 1/8 cm 32x22x17
 
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Mikolhalev
 bronzo cm 30x 8
 

 
 
RiduciLa sua Biografia
   

Parigina, studia architettura d’interni al Museo Nissim de Camondo e, accanto alla passione per il disegno e il colore, rivela attenzione per la materia che diventerà protagonista di molte sue sculture, l’argilla. Come per Lautrédoux, il percorso artistico della scultrice si rivela polisemico e articolato. Nelle sedute di schizzi al Museo Rodin, Cathérine Bonnetaud (il suo vero cognome) viene folgorata dalle opere di Camille Claudel e da quel momento coltiva il germe di un sublime scultoreo. Disegnatrice e bozzettista per diversi gioiellieri, pittrice di acquerelli, arriva a realizzare nel 1999 una vera e propria metafisica della terra e della materia, nella prima mostra di sculture a “La Galerie” di Parigi. Linguaggi e simboli dell’immaginazione scultorea saranno al centro di altre importanti rassegne, che sottolineano la pregnanza della scultura come continua traduzione tra reale e immaginario, tra natura e cultura.

 

 

Cathérine Bon (Bonnetaud) giunge alla scultura quasi per rivelazione, trovando che il germe dell’arte si nasconde nelle peculiarità dell’argilla. Nelle sue opere, dove domina Eros, il dio dell’abbondanza e della privazione, si amplificano e si allungano corpi affusolati, alla ricerca dell’anima, si piegano le figure nella contemplazione del mistero, la vista raggiunge le virtù del tatto e la pelle, recuperata nell’energia dell’argilla, si alimenta del respiro del cosmo. La scultura non fa altro che registrare il lavoro incessante della materia e proiettarlo nel tempo, cesellando la bellezza del desiderio che si dona senza voler nulla, la voce segreta della carezza che testimonia il mondo senza possederlo. E’ la danza quotidiana che il viaggio di Cathérine Bon ricerca: i corpi che insegue sono i corpi del possibile; le membra sparse, nicchie dei sensi e radure del concetto, scrivono l’alfabeto del mondo. La scultura offre ai soggetti l’unica possibilità di esistere, quando l’ombra appare. Al di là dei vincoli della rappresentazione, evoca l’azione creatrice della terra, aprendosi alle infinite diversità dell’universo e completando il ciclo di differenziazione dei viventi. Nostalgia dell’origine, ma anche consapevolezza del limite dominano le figure, che si rivelano congiungendo la libertà dello sguardo all’umiltà della mano, che offre e chiede ad un tempo.

 

 
 
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