UNO SGUARDO CONTEMPORANEO SULL’ARTE
Marco Fattori si serve della pittura, dell’arte, della poliedricità dei propri interessi che spaziano sino al video, al teatro ed oltre per stabilire un modus vivendi, una specie di metodo per capire la vita; per cercare cioè di fare della sua vita un’opera d’arte, invece di passarla semplicemente a creare quadri, sculture o altro. A volte dà addirittura l’impressione che possa usare il proprio modo di respirare, di agire e di reagire agli altri trattandoli come un quadro, un tableau vivant, o un’immagine cinematografica. Per il transformateur-Fattori la vera opera d’arte è la propria vita; la poiesis dell’artista si rivolge al proprio sé, è autotrasformazione; la riflessione sull’opera diventa critica radicale dei ruoli, dunque messa in discussione anzitutto di sé come autore e apertura al ruolo del fruitore. Nascono così lavori che potrebbero collocarsi tra il collage ed il ready-made, tavole; tavole coloratissime o monocrome dalle quali spuntano, come in Duchamp, chiodi, lucchetti, insert diversi atti a far pensare il fruitore che, per raccoglierne il significato, non deve distogliere l’attenzione dalle stesse, le quali diventano perciò le pure tracce, il residuo che resta di qualcosa che è accaduto altrove; testimonianze di un’epochè, quadri-sculture che, ricomposti nella mente, lasciano intravedere un disegno che via via si è andato componendo. Per cui le opere di Marco Fattori diventano memorie d’archivio per un evento accaduto altrove; un altrove che non può essere altro che il proprio sé abbinato a concetti di una fase mito-poietica per ricreare il Mito nel contemporaneo. Occorre quindi, davanti ad una proposizione dell’autore, guardare al complesso della sua opera con uno sguardo contemporaneo, uno sguardo che abbia già introiettato le tecnologie digitali del presente, uno sguardo reso tattile, corporeo e non astrattivo, non panoramico, ma specifico nel suo procedere.
Giorgio Barberis