Lillo Messina venerdì 20 aprile 2018 Login

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RiduciI nostri ARTISTI
     
 
RiduciLe opere di LILLO MESSINA
   

 

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La roccia
olio su tela cm 70 x 50
 
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Composizione bis
olio su tela cm 40 x 50

 

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Ormeggio selvaggio
olio su tela cm 170 x 135

 
 
RiduciLa Biografia
   

  Lillo Messina è nato nel 1941 nell'omonima città siciliana, dove ha iniziato gli studi presso l'Istituto d'Arte, perfezionandoli poi in quello di Reggio Calabria e completandoli presso l'Accademia di Belle Arti di Roma.

   Nel 1961, si trasferisce a Roma per frequentare l'Accademia di Belle Arti seguendo l'indirizzo in Pittura e avendo come insegnanti, dapprima Pippo Rizzo e in seguito Mino Maccari. Parallelamente agli studi accademici, inizia la sua ricerca artistica. Sono i primi quadri romani, riconducibili ad un frammentarismo di campiture, paesaggi, figure, scene urbane, nature morte, dove la luce penetra nell'immagine sfocando i contorni nella forma e nel colore. Nel 1964 Presso la Galleria San Marco di Roma tiene la sua prima personale il cui testo critico del catalogo è presentato da Renato Civello che coglie in modo diretto ed immediato il significato di queste prime opere: "Cantare col colore sulla riluttanza delle forme".

   Una innocenza aurorale dell'essere che lo spinge verso un innovamento che non ripudia il passato. Il suo concetto del dipingere si acclama nell'area del Figurativismo europeo salvandosi dalle equazioni del sovrasenso e dalle calligrafie domenicali.Partecipa al Palazzo delle Esposizioni di Roma alla V Rassegna di Arte Figurativa di Roma e Lazio curata da Durbè, Ferrari e Menna .Nel 1967 prende parte alla II Rassegna Nazionale di Arte Figurativa - Il Lavoro Italiano - Palazzo delle Esposizioni di Roma. 

 

 

 
 
RiduciLe Mostre
   

1969 inizia una lunga serie di mostre personali che lo portano in varie città italiane. Si apre per Messina un nuovo ciclo pittorico. Sono le Cattedrali Nere, i Totem, gli Specchi Magici. Nella presentazione al catalogo per la mostra tenuta alla Galleria d'Arte Moderna di Grosseto, Ugo Attardi scrive: "[...] accorrere e gridare che ci riporta appunto alla lotta, ci dice di un destino pieno d'affanni e si intuisce il trascorrere del tempo, il mutare della materia e dello spirito. E tutto accade e si raffigura contro e sotto un cielo senza limiti antico e futuro: idea-immagine: sentimento di grandezza, di certezza e delusione". E ancora di Genova nello stesso catalogo: "dal Medio Evo in poi la pittura combatte contro i mostri. Dapprima contro i condizionatori mostri della coscienza, poi anche contro gli oppressori mostri della società. Grosso modo i binari su cui procede questa lotta corrono da un lato da Bosch a Ernst, dall'altro da Goya a Picasso. La pittura di Lillo Messina procede proprio in questa direzione, ma si riallaccia alla lotta contro mostri interiori più che a quella sgorgata dall'Illuminismo contro i mostri costituiti del potere politico, religioso, economico. Non è quindi contro il sonno della ragione generatore di mostri che Messina intende lottare, ma contro quei mostri che albergano nel profondo dell'io, atavici residui di un Medio Evo duro a scomparire a livello della coscienza. È quindi Hieronymus Bosch la radice lontana della pittura di Messina". Nello stesso anno partecipa alla V Rassegna Nazionale di Arte Figurativa: Il Lavoro Italiano; nuovamente al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

 Nel 1970 la Galleria Ciovasso di Milano ospita la personale di Messina, Emilio Sidoti nella presentazione al catalogo della mostra scrive: "[...] il colore dichiara sempre la componente affettiva di un artista ed è lo specchio fedele della sua spontanea sensibilità e ciò vale anche per Messina. I suoi colori così invitanti e gioiosi, nonostante le intenzioni drammatiche dell'autore, ci dicono subito che Messina non è fatto per esprimere il no dell'esistenza." Nello stesso anno espone alla Galleria Schreiber di Brescia. Recensisce sul Giornale di Brescia Elvira Cassa Salvi. "In quella zona attualissima di una nuova pittura lucida e insieme surrealistica, in polemica con un mondo in balia dell'enigma tecnologico, il giovane siciliano Lillo Messina, si inserisce con il suo accento originale. Vivacissimo e gaio, in contrasto con il senso dell'incubo e di minaccia incombente, soprattutto dagli spazi siderei. Messina riesce ad una rappresentazione insolita dell'alienazione moderna. Non ancora trentenne egli rivela una non comune capacità di chiarezza, di evidenza immaginifica". 

1971 Viene invitato all'XI Premio Nazionale Capo d'Orlando ed in seguito a Torino alla mostra "Cento Pittori per il Socialismo" a cura di Mario De Micheli. 1972 Personale alla Galleria Il Molino di Roma, a cui segue una alla Galleria Valguarnera di Bagheria e infine un'altra personale a Catania nella Galleria Il Punto. Le opere di questo periodo sono di un surrealismo disperato attenuato dalla tradizione grafica ed è giusto che sia così data l'età dell'artista che non gli consente ancora di mettere bene a fuoco il sentimento odio-amore verso il mondo. È per questo che i mostri di Messina ora hanno qualcosa d'ironico che libera il fruitore dell'angoscia del primo contatto. Evidentemente, l'artista siciliano, lontano dalla sua terra ha cozzato contro l'aspetto più deleterio della civiltà tecnologia. Ne è rimasto incenerito. Se avesse dipinto i tramonti rossi di Sicilia, le montagne colorate da costoni di ginestre, avrebbe usato gli stessi passaggi cromatici che oggi utilizza per rendere fulminea l'ansia che l'opprime. 1973 Espone a La Nuova Pesa di Roma, prestigiosa Galleria degli anni sessanta. E una mostra ricca di opere di grandi dimensioni basate sul tema dell'ecologia. Fra esse, di particolare richiamo e inquietudine, un retablo costituito da nove quadri di cm. 50x70, legati uno all'altro e, tranne quello centrale, rappresentanti un unico soggetto: nell'iconografia proposta l'essere vivente, i cui segmenti combaciano con i prodotti del più asettico design ha ancora natura umana, ma è già marcato in modo irrimediabile da una serie di mutazioni imposte dall'ambiente. Una sorta di continuazione del discorso del "poltronuomo" propostici da Alberto Savinio, lo spettacolo cioè di una forma e di una sostanza acquisita da esseri divenuti monumenti a loro stessi, immedesimati con gambe e braccia nel domestico piedistallo di una sia pur maestosa poltrona di quegli anni. Nel retablo di Messina l'uomo-individuo si rilascia, si stende, come obbedendo ad un dovere secondo un rituale sempre più rigido, anche se invogliante. Deve pensare di essere l'individuo meglio rilasciato, nella migliore poltrona, del migliore alloggio, dinnanzi al più fascinoso schermo colorato su cui, per il suo non pensare, passano vaghissime immagini di mondi remoti. E tuttavia nel fondo, egli sa che nella stessa casa, in quella accanto, nell'altro capo della città o del globo, un altro essere, milioni di altri, si allungano su uguali poltrone, dinnanzi ad uguali schermi, di cui muta solo l'effimero colore.

1974 Oltre a varie mostre in diverse città italiane, espone per la prima volta alla Bedford House Gallery di Londra. Recensisce la mostra Max Wykes-Joyce sull'International Herald Tribune: "[...] strano, eppure perfettamente concluso modo di dipingere un paesaggio talvolta campestre, talvolta marino, dove appaiono ora animaleschi esseri o volatili, ora ombre umanoidi. Macchine inusitate, apparentemente abbandonate, o loro componenti, aggrediscono violentando un dolce paesaggio erboso. Queste componenti giostrate abilmente per giungere ad una soddisfacente visualità che suggerisce interdipendenza e mutua indifferenza fra tutti i suoi elementi. Una pittura metafisica suscitante un interesse curioso pur sempre nel quadro di una tradizionale filosofia italiana." Partecipa, in seguito, alla Mostra "Giornate Italiane a Mosca e nell'URSS".

1975 Viene invitato dal critico Giorgio Seveso in collaborazione con la Galleria Ciovasso di Milano alla Mostra "Trent'anni dopo -Pittori italiani per la Resistenza". Giorgio di Genova inserisce l'opera di Messina nel volume "Le realtà del Fantastico "L'Arte in Italia dal Dopoguerra ad Oggi", Editori Riuniti. Nello stesso anno partecipa con tre opere di grandi dimensioni alla X Quadriennale d'Arte di Roma al Palazzo delle Esposizioni.

1976 E un anno particolarmente attivo e ricco di personali tenute a Lamezia Terme, Livorno, Mantova, Roncoferraro (MN), Parma, Milano e infine per la seconda volta a Londra. Scrive Pierre Rouve presentando l'artista in catalogo: "Messina rimane dunque entro i confini del reale: l'eccessiva dose di realtà è iniettata attraverso una calligrafia ipnotica; ciò che è dipinto acquista un nuovo significato attraverso il modo in cui è dipinto. L'esattezza genera incubi. L'isolamento concepisce la desolazione. Tutte le allusioni vitali sono prosciugate dalla durezza innaturale delle cose naturali. "La vraie vie est absente", da questo coacervo di immagini spezzate alla bassa marea "quando l'acqua si ritira": Rimbaud si incontra con Elliot nella "terra deserta" di Lillo Messina che è anche la sua privata stagione all'inferno: natura snaturante.

1977 Mostra alla galleria il Grifo di Roma nella cui presentazione Mario Lunetta sottolinea: "[...] pittura dunque solo in apparenza contemplativa quella dell'artista siciliano: pittura in realtà generosamente fredda. Atto al tempo stesso creativo ed analitico come ha da essere ogni operazione intellettuale degna del nome. Perché valga il vero si veda come di quadro in quadro, Messina metta in discussione le certezze acquisite nella fase precedente a livello formale sulla linea di un'interrotta alterazione degli equilibri raggiunti." Il Centro d'Arte Condor di Palermo ospita una sua personale.

1979 Dopo aver esposto a Bologna, presso la Galleria San Paolo e successivamente a Roma presso la Galleria il Grifo, inizia un altro intenso periodo di confronto con numerose personali tenute in altrettante città fra cui ancora Bologna, Cosenza, Reggio Calabria e Città di Castello. La sua personalità artistica è chiaramente matura, attraverso il colore che sottolinea con la sua sensuale incisività l'imponenza della forma, essendo l'unica voce di questa, i simboli dell'universo di Messina sono allo stesso tempo tanto calmi, quanto inquietanti.

1983 Gli viene commissionata un'opera per il Gasdotto Transmediterraneo la cui illustrazione viene pubblicata sulla rivista "Ecos" a cura dell'ENI. Il mare, già presente nelle sue opere sin dalla metà degli anni settanta, diventa sempre più forte come elemento narrativo. È soprattutto elemento poetico che scioglie l'artista dal legame con la precedente simbologia di carattere surrealista, come Messina dipingeva a cavallo tra gli anni sessanta e settanta. Un surrealismo che, attraverso un suo personale codice, lo aveva portato a "raccontare" tra una una sorta di bizzaria ed un'esasperazione che non lasciava mai posto, però, al caos emotivo. È in modo sempre più evidente che il mare muove i fili della sua pittura come se lo esortasse, sempre più intensamente, a spingere l'occhio e la mano oltre, per cercare e trovare chissà quale stato d'animo, quale immagine o quale "pezzo" mancante. Ed è il mare adesso, il protagonista assoluto.

                                                               

1984 La Galleria Cà d'Oro di Roma allestisce una sua personale. Franco Solmi presentando l'artista, scrive: "Questo affascinato viandante può ben trascorrere dalle regioni di un mito antichissimo e quasi inenarrabile alle spiagge perdute dell'oggi, ove si incastrano relitti di immense superbie tecnologiche, generanti forme di diavolicchi meccanici. Lo fa portandosi l'incubo di cieli di cristallo, di mari tersi, di luce minerale, di terre ove il verde si impasta con gialli violenti e arde di rossi nascosti. Terre d'isola, voglio dire, sulle quali il sapore di favola grava, spesso è vetrificato, come nelle pitture dileggenda popolare".

1985 Viene invitato dal Centro Arti Visive Modigliani di Scandicci (FI) alla mostra "Omaggio a Dino Campana - Sulle orme della chimera". Nello stesso anno partecipa alla Rassegna d'Arte "Pittura nell'area meridionale" presso il Museo Civico di Rende (CS).

1987 Prende parte dapprima alla mostra "Voglia di Pace - Autori contro la violenza", presso il comune di Marzabotto e di Sesto fiorentino (FI), successivamente al Premio di Pittura "Le città della Magna Graecia" - Rossano (CS). 1988 Dopo la partecipazione al Premio Internazionale di Pittura e Grafica- Ibla Mediterraneo, comune di Modica (RG), il comune di Alia (PA) allestisce una sua personale nelle sale della Biblioteca Comunale. In seguito interviene alla I Rassegna di Scultura e Pittura nell'area Mediterranea, Riposto (CT).

1989 Partecipa alla Rassegna "Presenze Siciliane" al Complesso Monumentale San Michele a Ripa in Roma a cura di Claudio Strinati, Sergio Rossi e Gianfranco Proietti. La Galleria La Gradiva di Roma ospita una sua personale dal titolo "In Viaggio con Ulisse". Sono opere prevalentemente di grandi dimensioni, un'avventura dolcissima tra metafora e realtà. È attraverso la simbologia di questa figura mitologica che l'artista si esprime. Ma è una mitologia che trascende la mitologia stessa, intesa cioè in senso classico. È una mitologia del quotidiano dove "l'eroismo parte dal reale che ci costringe". "[...] Eroico perciò è il dubbio che martella nell'anima, la sfinge di sempre, l'impossibilità di riconnettere l'economia del visibile, non importa se familiare o eterodossa, ai preordinati congegni del mistero cosmico"; come lo stesso Civello scrive nel catalogo. E qui l'eroe di Omero e quello di Dante si identificano con l'Ulisse di Joyce. L'eterno vagare per tornare alla propria terra, la sete di conoscere che spinge oltre, diventano il vagare dentro se stessi per cercare una verità, isola-boa, che giustifichi il nostro essere quotidiano. Tutto questo attraverso immagini pittoriche che tecnicamente, con una più approfondita lettura non possono essere considerate solo appartenenti ad un discorso di iperrealismo. Domenico Guzzi scrive: "[...] non saremmo nel giusto valutando l'immagine del pittore secondo le cadenze di certa iperrealtà. E qui il pensiero si volge non tanto agli americani, ma piuttosto, a quei tedeschi del gruppo "Zebra" che pur mantenendo stretto il rapporto obiettivo non ne han fatto elemento esclusivamente ossessionante. Per ragioni di cultura di area, in una parola di sensibilità europea. Messina appartiene a quell'area di artisti che saremmo tentati di dire semplicemente della verità. Sempre, comunque, passata al filtro dell'analisi intellettuale". Nel recensire la mostra Dario Micacchi parla di "pittura di trapassi sottili da stato d'animo a stato d'animo: tagli netti di sagome e colori che irradiano luce nella luce cosmica. Lo sguardo del pittore è penetrante, ossessivo, afferra i fili d'erba ed i fiori cresciuti tra pietra e pietra; gli oggetti lasciati sulla sabbia o sul molo, le corde lacere o nuovissime, i gabbiani alti nel cielo, ed i gabbiani in turbini che si posano qua e là. La visione è netta, neometafisica. Il senso del tempo struggente; la nostalgia di un'età incontaminata assai forte".

1992 La Galleria Cà d'Oro invita l'artista al IV Salone d'Arte Moderna e Contemporanea "Arte Roma '92" per la realizzazione di una delle Wunderkammer, chiamata "Il mare nella stanza", che in seguito sarà esposta nelle sale della Galleria stessa. Il pittore realizza alcune opere appositamente create per un ambiente, un curioso e raffinato gioco tra oggetti di metallurgia marinaresca (oblò, maniglioni, radance) ed immagini pittoriche. Attraverso questa sorta di osmosi si instaura un rapporto particolare tra le opere ed il fruitore dove il gioco "tridimensionale" assume lo spessore di qualcosa di vivo e reale grazie al recupero di questi elementi e del loro vissuto. Ed è chiaro anche, la voce stessa dell'artista che sul catalogo presenta un proprio componimento poetico lo afferma, cosa sia l'isola-boa, cosa rappresenti. È un approdo, una possibilità di riscatto "lungo la rotta tracciata dalla mente" "per cancellare il grigio e le paure". 

1993 Indubbiamente la precedente personale di Lillo Messina ha rappresentato uno scatto in avanti dell'artista nella sua ricerca. L'impatto con l'accelerazione cromatica è forte ma questa non segna una rottura con il suo passato artistico. Ne rende evidente invece il filo conduttore. Se gli inizi erano segnati dal "cantare col colore sulla riluttanza delle forme", ora questa riluttanza diventa altra forma a cui, come tutte le forme dell'immaginazione, corrisponde un'accelerazione emotiva che in uno spazio libero dalle rassicuranti coordinate della nostra realtà, trova continuo respiro e non sgomenta. Un'accelerazione anche intellettuale che, se dapprima sembra cercare il vero, poi comprende che il proprio "vero", come dichiara Strinati, è "la verità della visione".

Nelle sue opere, Messina dà valore allo spettacolo inquietante di un mondo nel quale non sembrerebbe totalmente riconoscersi, di questo, però, riconoscendo solo alcuni segni da cui partire per tutta una serie di riflessioni che investono non solo e non tanto i problemi della pittura, ma quelli stessi dell'esistenza.
L'Artista ci propone l'emozione della prima impronta dell'Uomo su un pianeta inesplorato: anelli enigmatici, piccoli uccelli smaltati, scafandri, oggetti minuscoli ed indecifrabili fanno eco ad un silenzio di dimensioni spaziali, riportandoci sull'orma di Ulisse sulla nostra spiaggia.
Messina riesce ad impastare con la mitologia odisseica aspetti drammatici del nostro tempo, come il filo d'erba che cresce, nonostante tutto, con prepotenza e disperazione, sino a bucare il guard-rail, sfidando l'Uomo per gli espropri portati alla Natura.
Da questa e da altre situazioni stranianti, l'Artista, con la forza della sua pittura, riesce a recuperare le speranze e la continuità di tutto ciò che si chiama Vita.

 

 
 
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