FRANCESCO LUPO domenica 19 agosto 2018 Login

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RiduciLe opere di FRANCESCO LUPO - FRANCESCO LUPO's artworks
   

















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RiduciSulla sua Arte - about his Art
   
ANGELA VETTESE
Foto - collage

Il principio più appariscente su cui si fondano i mutamenti tecnici del XX secolo è la giustapposizione di elementi disparati, che, ha indotto Jacques Rancière a parlare di «shock dell’eterogeneo». Mettere insieme tante cose diverse, significa mettere in evidenza che la vita, così come l’arte, si compone di cocci. Dopo i cambiamenti radicali a cui è stato sottoposto lo spazio figurativo nei secoli, i pittori hanno abbracciato un punto di non ritorno. Questa pratica, trasferita nell’arte, è diventata un contenitore ideale dentro al quale sono finite mille ramificazioni diverse: dal pezzo di carta straccia all’articolo di giornale tagliato ad hoc. Inserire pezzi di vita reale nell’opera ha significato molto di più che un bric-à brac da trovarobe: rappresenta infatti il principio per il quale l’opera cessa di nascere all’interno di un lessico aulico e inizia invece a nutrirsi di storie dell’ognigiorno. Per lo stesso motivo per il quale l’artista amava le fotografie che i fotografi consideravano mal riuscite, quella con una prospettiva troppo ardita per essere simili a quadri: può essere più efficace mostrare la verità delle cose anziché imitarla, soprattutto quando si tratta di smitizzare un mondo falsamente ritenuto piacevole. Proprio lo sviluppo della fotografia ci parla di questa realtà e della rivoluzione dell’immagine cui diede l’uomo non appena ciò fu reso possibile dai mezzi tecnici.
E non per nulla la fotografia che fu più influente per le avanguardie non fu quella pittorica di ritratto o paesaggio, ma quella nata ai fini scientifici come le cronofotografie: immagini pensate per rendere conto del ritmo del movimento. Tecniche come il collage si rivelarono preziose per catturare la velocità, il tempo, la durata dell’esperienza urbana e industrializzata del XX secolo. Il collage è capace di trasformarsi in un veicolo friabile, elastico, sempre mutevole; si potrebbe rilevare una consonanza tra le caratteristiche di cui è portatore con almeno quattro dei cinque requisiti che dovrebbe avere un’opera letteraria del XXI secolo secondo Italo Calvino: leggerezza, rapidità, visibilità, molteplicità


Anton Giulio Niccoli

Le opere dell’artista Francesco Lupo, manifestano un ibrido di figurazione solo apparente. È sulle sponde del realismo magico che l’artista approda per occuparsi non della psiche confusa dell’uomo, ma del suo destino collettivo, superando la radicalità semiotica del Cubismo e volgendo apertamente agli albori espressionistici, a Munch ed Ensor. Le figure conquistano un immaginario onirico narrato in forme disfatte che muovono verso l’astratto, il soggetto umano è gettato nella completa incertezza dell’essenza, esplicando la condizione esistenzialista dell’“uomo situato”, avvolto e portatore di allucinazioni, fantasie, forse ricordi. Il movimento oltre se stessi, la proiezione nel quadro dell’artista, esteriorizza un “vagare senza ragione”, una percezione che si assottiglia, si gonfia, a tratti si disfa nella folla. Lupo “sfregia” e pone in gabbia, nello spazio fisico dell’opera, quell’ideologia lontana da progetti futuri, incentrata altrimenti su ciò che Nietzsche chiamava la “ferita dell’esistenza”, l’angoscioso timore del nulla, quel non-essere che pervade l’essere nel mondo. L’uso marcato del colore, la forza gestuale delle composizioni, esperiscono un processo mentale che induce all’azione materiale. C’è il rifiuto del compromesso artistico e di qualsiasi concessione alla visione accademica, quadri che esibiscono originale eccentricità, conduttori d’un carattere eccitabile e impetuoso. In alcuni lav ori non esiste il senso del tempo, un momento culminante e conclusivo, sembra si svolgano sempre al presente, evolvano su se stessi, in altri l’atmosfera fantasmatica predilige una transitorietà e immediatezza sensoriale che preserva il “suchness” di Kaprow. L’abilità di Lupo è quella di avere assimilato pienamente la possibilità di “riabilitare il fango” esposto da Dubuffet, irrorando le sue opere di echi percettivi che appartengono ad ognuno di noi, plasmando soggetti che estendono l’alienazione che pretendono di rivelare. Sublimando senza idealizzare, Lupo “modernizza” ciò che per forza di cose è contemporaneo, ridestando il sub-umano di Bacon, accompagnando lo sguardo non al sacro o al divino ma verso il demoniaco. Non c’è elezione nella sostanza rappresentata, né bisogno di salvezza ad ogni costo, ma solamente  quell’idea e consapevolezza di degradazione dell’umanità. Nelle opere, Lupo porta alle estreme conseguenze un discorso pittorico per scorgere gli esiti possibili della sua defigurazione che avvilisce e sembra svalorizzare il contenuto. Ma è proprio in questa bizzarra materialità, che l’artista realizza la propria realtà antropica, cogliendo le sembianze intime di ogni cosa reale. Come le tecniche di scrittura di Queneau, così Lupo prende di mira le convenzioni della pittura contrapponendovi la libertà dell’informe, disarticolando la sintassi pittorica con l’annessione di forme popolari tratte dalla strada, da grigie periferie urbane o del tutto inventate, accostandole a reminiscenze più solenni della retorica artistica.
L’argot di Lupo partorisce volutamente esseri ingenui e mediocri, incapaci di comunicare, spesso respinti in una solitudine venata di pacato pessimismo, nell’assoluta consapevolezza però dell’alterità del piano espressivo, capace a volte di elevare a paradigma ciò che solitamente si brama celare.


Mario Costa

La fotografia dalla chimica all’elettronica
L’interesse fondamentale per le tecnologiche dei procedimenti fotografici che ha caratterizzato i momenti forti della storia del nuovo medium, è venuto meno, per lungo tempo, a tutto vantaggio di un iconismo aneddotico che, ormai, non fornisce più alcuna sollecitazione per la ricerca.
L’interesse attuale della fotografia è, perciò, tutto quanto collocato al di là del suo comune e stanco presentarsi nei panni di una retorica dell’immagine che ne occulta il meccanismo significante e distrae dalla sua essenza, e consiste nella riacquisita consapevolezza e mobilitazione del suo essere primario come dispositivo.
Il momento attuale infatti, al meglio, è caratterizzato da una ripresa di interesse per l’estetizzazione del dispositivo in quanto tale e, più ancora, con assoluto senso di novità, da una ricerca mirata sulle ibridazioni intermediali e sulle nuove possibilità dischiuse dalla “fotografia” in elettronica.
Un gran numero di ricercatori estetici riscopre oggi il fascino degli antichi procedimenti fotografici, punta sui risultati della ibridazione tra varie tecnologie dell’immagine o esplora le risorse della nuova “fotografia digitale”.
Questa situazione sembra determinata da un certo numero di fattori:
• l’irruzione di nuove tecnologie che attirano innanzitutto l’attenzione proprio in quanto strumenti, spesso capaci di prestazioni straordinarie, rende inadeguato ogni atteggiamento semplicisticamente umanistico e rappresentativo, e costringe a una presa d’atto della cosalità (Dingheit) e della autonomia dei dispositivi;
• questa disposizione generale agisce anche in maniera retroattiva sollecitando una più acuta consapevolezza dei dispositivi già passati o già esistenti;
• la nozione di “opera” si va a mano a mano indebolendo; nella riflessione estetologica comincia a farsi strada la consapevolezza del carattere problematico della nozione di “opera” quando questa sia riferita alla fotografia (ma, più in generale, a tutti i prodotti delle cosiddette “arti tecnologiche” e, più ancora, “neo-tecnologiche”), e ciò non tanto per la reale presenza del referente nell’immagine, così come ancora si continua a sostenere, ma proprio per la ineliminabile e irriducibile autonomia del dispositivo tecnologico;
• all’affievolirsi del concetto di “opera tecnologica” si accompagna l’indebolimento della nozione di “soggetto” che a essa corrisponde: l’irruzione di nuove tecnologie dell’immagine (cybacrome, fotocopia a colori, foto digitale...) e la varietà delle rese specifiche e delle ibridazioni fanno necessariamente distogliere lo sguardo dal soggetto e lo spostano risolutamente nella direzione dei dispositivi; a questo si aggiunge che la forte autonomia del dispositivo nei confronti dell’autore, induce nella fotografia, e poi sempre di più nelle altre arti tecnologiche e neotecnologiche, l’indebolimento della nozione di stile, fortemente correlata a quella di “soggetto estetico”; nella fotografia l’unico stile possibile non è quello dell’autore, che quando
è riconoscibile non lo è mai per dei motivi intrinseci paragonabili a quelli delle arti manuali, ma quello del prodotto: a rigore, lo stile nella fotografia può essere soltanto la qualità formale di prodotti singoli e discontinui ed è come dire che la funzione dell’artista-fotografo non è quella di manifestare ed esprimere la propria interiorità, ma quella di mettere in forma, in maniera di volta in volta singolare e discontinua, la tecno-logica del dispositivo. Ed è a questo dispositivo e alla sua tecno-logica, fotochimica prima e, come falsamente sembra, digitale dopo, che deve rivolgersi ora la nostra attenzione.
 
 
RiduciCurriculum
   

1974 - Premio Città di Grottaglie Ta - 1° Premio

1976 - Personale Sala "Pablo Neruda ", Civitacastellana Vt

1980 - Personale Gallaria "Santa Croce", Verona

1981 - Personale Sala Campionaria "Prodimart", Civitacastellana Vt

1984 - Personale Sala Comunale, Spoleto Pg

1985 - Personale ex Chiesa Almadiani Vt

1986 - Segnalato su "Flash Art" - Rivista Internazionale da Gian Carlo Politi n. Nov 135

1987 - Situazione arti visite nella Tuscia Accademia di Belle Arti Vt

1991 - Personale Faleri Novi "Sfida agli Dei", Fabrica di Roma vt

1992 - Personale Galleria di Sarro  Roma

1995 - Personale Palazzo Farnese, Caprarola Vt

2001 - Personale  Palazzo degli Alessandri Vt

2005 - Personale Galleria Kiron Parigi

2006 - Rassegna Internazionale Galleria Arturarte, Gennazzano Rm

2007 - Personale Galleria Comunale Rivolta d'Adda Cr

2008 - Personale "Sala Anselmi" della Provincia Vt

2012 - Personale "Blackout " Roma

2013 - "Fotocollage" - Bar delle Torri - Grottaglie Ta

2017- Rassegna internazionale Miami - USA

 

 
 
RiduciLa sua Biografia - His Biography
   

Francesco Lupo è nato a Grottaglie - Taranto e  attualmente vive e lavora nella città di Faleri Novi Vt.

Diplomato all'istituto d'Arte di Grottaglie ha iniziato giovanissimo la sua attività artistica allestendo negli anni diverse mostre personali;; ha partecipando a collettive nazionali ed internazionali.

Le sue opere si trovano in molte collezioni pubbliche e private, dal 2008 è inserito nel Catalgo Generale degli artisti della Tuscia promosso dall'Assessorato alla Cultura di Viterbo.

 
 
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RiduciContact
   

lupomegaart@gmail.com

phone: +39 3319116996

 
 
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