Nato a Como nel 1966, si diploma presso il Liceo Artistico G. Terragni nel 1984. Dal 1985 al 2010 è stato disegnatore industriale professionista poi si dedica esclusivamente all’attività artistica. Nel 1988/89 segue il Master di Disegno della Fondazione Ratti a Como con insegnante Francesco Somaini.
Negli stessi anni inizia ad esporre le proprie opere. Si laurea nel 1996 in Composizione Architettonica al Politecnico di Milano. La prima esposizione personale è del 2005, DELL’ESSERE E DEL NULLA: “Il complesso itinerario intrapreso dall'artista non è infatti duro da comprendere allo sguardo dell'osservatore, immediatamente colpito nella retina dell'occhio e, soprattutto, nell'anima.
Un colpo che arriva allo stomaco per stimolare la riflessione, con violenza di rara spiritualità, merito dell'immediata spontaneità e della invisibile vivacità del movimento. Quest'ultimo esaltato proprio, paradossalmente, dalla plasticità della forma rappresentata. La causa è la maestria dai pennelli dell'artista, come lo dimostrano la maggior parte delle tele protagoniste di questa mostra.
Si capisce che Tattarletti non a caso è anche uno sculture, devoto a quell'arte che nella sua quintessenza significa maieutica. La capacità degna di una levatrice di far emergere con evidenza un valore indispensabilmente sotteso, come le fondamenta di un edificio, è ora finalmente pronto a divenire dirompente nel suo parto. E' arte abile e lavoro antico. Passione e costanza di laboratorio cercano di imparare l'esempio, e raccontare i massimi misteri diventa quindi spontaneo.” (C. Galimberti).
Segue poi un’analisi che abbandona le visioni intimiste addentrandosi in problematiche affatto reali e d’impegno sociale. WAR, del 2006 e UN MONDO AL CONTRARIO del 2007: “La materia che elabora Giuseppe Tattarletti è densa e lo è al punto da indurlo ad affrontarla con tutti gli strumenti di cui dispone: la pittura, di un espressionismo che tende all’astratto, la scultura che, nei materiali porge freddezza e povertà; l’architettura, in un progetto di un monumento in cui anche le regole del “costruire” sono simbolicamente sconvolte.
Lo spessore delle sue opere non deriva però solamente dalla scelta dei temi che affronta, che ben potrebbero essere elaborati, come difatti sovente è accaduto, in un’ottica meramente consolatoria, ma dallo stratificarsi della miriade di sensazioni che, lo si avverte chiaramente, lo scuotono intimamente, sensazioni che vuole trasmettere con le sue opere, che sono impasti di trame e di segni che ci fanno intuire il suo punto di vista sui quesiti essenziali per ogni persona ma che, soprattutto, vogliono spingerci a chiarire quale sia il nostro.” (A. Piras).
Negli anni successivi, fino ad oggi, approfondisce la tecnica della pittura ad olio per esprimere la Bellezza come Verità (LE DUE FACCE DELLA STESSA MONETA, 2010) ed in scultura la tecnica della terracotta per dare “corpo” a una ricerca dei Valori, con opere che sono altrettanti omaggi ed interpretazioni degli autori di letteratura e filosofia che predilige (SACRED, 2012).