Lino Tardia sabato 17 novembre 2018 Login

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RiduciI nostri ARTISTI
     
 
RiduciLe opere di LINO TARDIA
   

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Albero
olio su tela cm 50 x 70
 
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Paesaggio
olio su tela cm 50 x 70
 

 

 

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La Scogliera
olio su tela cm 50 x 70

 

 
 
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Spiaggia
olio su tela cm 50 x 70

 
 
RiduciLa Biografia
   

Lino Tardia è nato a Trapani nel 1938. Dopo aver preso la maturità artistica a Palermo ed aver frequentato il Liceo artistico di Roma, ha studiato l'Arte e le sue espressioni seguendo la scuola di Renato Guttuso e di Saro Mirabella.
In seguito, maturata una personale autonomia di espressione, ha rotto ogni legame con il neo-realismo di Guttuso.

 
 
RiduciLa Critica
   

TESTIMONIANZE GIOVANILI

" Lino, Lino ", ti si chiamava con voci squillanti, voci bianche di giovanetti non per scoprire il posto che ti eri prescelto giocando a "trentuno " o a " ti vitti e nescio " (innocenti giochi infantili!), quanto per segnalarti la fine dei gioco perché qualcun altro era stato " scoperto e bisognava ricominciare. " Lino, Lino ", ti si chiamava, ancora, per ricondurti alla realtà quando - con gli occhi smarriti nel vuoto - toccava il tuo turno al gioco dei " carrini " che si faceva nella piazzetta " du chiano " o sul sagrato della Chiesa Madre di San Pietro, nostro vero " covo " di fanciulli. E nel salone della biblioteca, sopra la sacrestia, sempre gremito, si giocava la partita di calcio coi bottoni di diverse dimensioni (quelli che si erano riusciti a trovare a casa) e con la pallina ottenuta avvoltolando la carta stagnola, esaltando ad ogni goal segnato e richiamando, con le nostre gioiose grida, l'ieratico decano Castiglione che, scendendo di volata dal piano di sopra dove abitava con le sorelle, ci apostrofava coi suo proverbiale " de babbis "!, nascondendo subito l'austero naso dentro " u muccaturi " rosso, largo quanto un lenzuolo, sempre a portata di ... tasca, nel quale dava - dopo operata una veloce presa di tabacco - una violenta soffiata, capace di imprimere a chiunque timore e rispetto. E la porta segreta della biblioteca dove ci si nascondeva per giocare e sfuggire - non di rado - alle rabbiose ire di Pac;re Arcabasso (il suo nome ancora " arribumma ") famoso per i suoi sonori ceffoni contestuali alle pesanti pedate che non disdegnava di lesinare. Il nostro mondo: le viuzze, i vicoletti, i " vaneddi ", " u canaieddu ", dei nostro Rione che conoscevamo a menadito, come i piccoli sentieri che avevamo formato sopra le macerie che solo noi conoscevamo per raggiungere d'un fiat, in altre strade, i pochi rivenditori dove si comprava l'indispensabile e le cui abitazioni erano rimaste illese dai tremendi bombardamenti dei 6 e 11 aprile dei '43. Giorni di fame nera e di crampi continui allo stomaco delle nostri giovani vite in fase di accrescimento che si abbuiavano di " pitruliati " che abbondavano all'uscita della scuola nella vecchia e diruta chiesa di San Michele, che avevano termine solo quando si veniva colpiti e si urlava a gran voce piangendo non per il poco sangue apparso sul viso emaciato, ma per il timore della " pista di lignati " che continuava a casa. Qualche annetto in più, le scuole superiori, tu al liceo artistico di Palermo e insieme il ricordo di lunghe passeggiate al Corso, con quell'andirivieni monotono arricchito dalle affascinanti discussioni su tante cose e, nel contempo, " ammulannu balati ". Poi le prime tue mostre. Cieli limpidi, mari puliti, Erice cupa quasi a soverchiare la città falcata: prime intuizioni aristiche. E i tonnaroti, le barche in secca, i pescatori, la gente comune pennellati con mano ferma e decisa, con contorni che solo la " conoscenza - di ciò che è rimasto dentro esprime e non può cancellare. La " fuga " dal nostro mondo provinciale, il fermo proposito di arricchirti di maggiori e migliori esperienze. Ho visto i tuoi recenti quadri, ho letto quanto hanno scritto e scrivono di Te i più affermati critici d'arte contemporanei. Ne sono fortemente lusingato, come trapanese! Tu hai saputo esportare una gran parte di " cultura " di questo estremo lembo d'Italia, con tutta la forza che il tuo carattere ha saputo imprimere. Le gioie dei facili giochi ben presto terminati, le privazioni ed i sacrifici che hai continuato ad assaporare, di cui questa mia testimonianza, Ti hanno forgiato ed ora, nella evanescenza delle immagini che tu componi, nella fantasmagoria dei colori che stilisticamente riesci ad accoppiare, riverberi sogni mai sopiti, miraboliche visioni di cieli aperti, come i tetti delle vecchie case dei nostro rione di San Pietro, costruite a " pignata cuscusu ", dalle scale di " badate " sbrecciate o di legno muffito. Continui a portare con Te questo sapore di vero, di genuino che, ne sono convinto, non hai e non saprai mai estirpare dal profondo dei tuo cuore.

Saverio Catania

Un profilo critico

Gli spazi figurativi di Lino Tardia sono dilaceranti espressioni in bilico tra icona e astrazione. Due mondi compenetranti e riversati ora nel bagliore segnico di un Bacon ora in quel filtro spietato che prende le mosse dai segnali più attenti del realismo.
Altre volte il segno si abbandona all' espressione più genuina, si trasforma in gestualità, in percorso bidimensionale dove il taglio, una ferita interiore, lascia intravedere le immagini di altre realtà esistenziali.  Gianfranco Proietti scrive:" Il contatto diretto con Guttuso, il suo carisma intellettuale unito ad una grande pervicacia critica, hanno introdotto il Tardia giovane in quella corrente fervida di ricerca e di libertà, suggerendo i primi accenti talvolta favolistica, talvolta espressionistici oppure emblematici di un mito sereno e disperato insieme. Attorno gli anni '60 l' artista sposa la tesi dell' informale per approdare infine agli esiti della "nuova figurazione" influenzato dalla grande avventura baconiana".

" Oggi la sua maniera di porsi nel flusso quotidiano del mondo, il guardare le figure e movimenti dell' esistenza, rimane motivo di grande partecipazione emotiva. Alberi, persone, diventano protagonisti fino al limite dell' astrazione, dove i ritmi interiori prevalgono sulle apparenze formali, dove il cromatismo divieni metafora. Lino Tardia rimane legato ad un rigoroso idealismo intellettuale, ampiamente documentato nel suo volume dato alla stampa nel '76: " Della committenza e del mercato dell' arte che fa convivere, al di là di ogni sperimentalismo le segrete assonanze tra la sua tensione estetica volta alla trasfigurazione del reale e la complessità della sua ricerca sulla forma".
" In lui, scoperta e meraviglia convergono nell' Eros dell' ispirazione originaria, un Eros di antica discendenza, forse greca prima che siciliana, aperto a tutte le declinazione mitiche e storiche dell' idea del piacere; un sentimento, ignaro della moralità e attraverso il quale l' artista rifiuta ogni compiacimento, vizio e vezzi dell' intellettualismo contemporaneo."
" La pittura per Tardia è l' unico paradigma di vera obiettività, la convalida delle parvenze naturali; queste sono postulate come necessarie ed inalienabili, humus fertilissimo di una imperscrutabile coltivazione dei sensi cui la fantasia trasfiguratrice attinge senza remore o diaframmi con una tale dedizione di disarmare ogni sospetto di programmaticità. Assistiamo in ogni momento ad una rilettura appassionata della memoria e del tempo che è realtà delle forme, nelle sue varie modulazioni e angolazioni fino al riappropriarsi dell' esperienza umana, singolarmente scomparsa nel suo lavoro di passaggio dal realismo all' informale. Tutta l' opera più recente dell' artista sembra vivere per la drammatica e lucida ricerca di accordare le sue diverse forme dell' astrazione e della figurazione, verso il canone formale della struttura ideale e della bellezza e i simboli dell' ambiguo e della realtà, con un sentimento profondo verso la poesia, la dialettica e il mistero del suo profondo.
la forma non è mai precostituita, non è mai " a priori stilistico", ma sorge nel lievitare sensoriale ed intellettuale dell' ispirazione che si muove e si dilata dall' interno di un nucleo vivente, impasto di stimoli e di spinte ideali.
 

 

 
 
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Ha cominciato ad esporre nel 1955 e fin dall'inizio ha ottenuto successo in Italia ed all'Estero; significativo quello a Londra, nella St. Martin Gallery nel 1965. Ha esposto anche in importanti collettive, insieme a Guttuso, Levi, De Chirico, Pirandello, Attardi, Annigoni, Bartolini, Sironi, Maccari, Cagli, Campigli, Omiccioli, Zancanaro, Treccani, Viviani,ecc.

Sue opere sono state esposte in personali nelle principali città italiane e in alcune estere, tra le quali figurano Londra, New York, Chicago, Parigi, Huston, Ottawa e Tripoli.
Si sono occupati di lui i critici più accreditati ed i maggiori quotidiani italiani ed esteri.

 
 
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