Monica Morganti domenica 21 gennaio 2018 Login

Riduci 
     
 
RiduciLa opere di MONICA MORGANTI
   

 
 

Leggerezza

acrilico su tavola

 
 
 

Bravery of change

acrilico su tavola

 

 

New York

acrilico su tavola

 
 

Muladhara

acrilico su tavola

 

 

Equilibrio

acrilico su tavola

 
 

Rodins red

acrilico su tavola

 
 
RiduciLa Biografia ed il suo Curriculum
   

Psicoterapeuta transpersonale con formazione junghiana e praticante Buddhismo Dzog Chen. vive e lavora a Roma.

 Ha iniziato a dipingere Mandala 10 anni fa come naturale sviluppo del suo percorso psicoanalitico e spirituale.

 Ogni Mandale è, infatti, la rappresentazione puntuale di un vissuto personale inconscio che, collocato all'interno del cerchio sacro, acquista connotati di coscienza individuale e collettiva.

Tiene la prima personale a Roma presso la Galleria Sala Uno nel giugno 2004. In occasione della seconda mostra "Mandala E...mozioni" presso il Teatro Eliseo di Roma, nel Maggio 2006, presenta il suo volume "La Rabbia delle donne, come trasformare un fuoco distruttivo in energia vitale" Franco Angeli Editore.

Infine alla sua terza mostra" Mandala la via del Cuore"", Teatro Eliseo di Roma Maggio 2007 presenta il suo ultimo volume "Se il tuo "Lui" è sposato... istruzioni per l'uso" Franco Angeli Editore.

 
 
RiduciLa Critica
   

Ad una domanda circa la centralità della persona umana rivoltagli da un interlocutore occidentale nel corso di una intervista, il Dalai Lama risponde che ciascun individuo è il centro del Cosmo. Ciascuno con la propria dimensione.

 Essere al centro dell'Universo riguarda la consapevolezza dell'individuo nel suo percorso di osservazione e conoscenza di  sè.

Ma direttamente è connesso con il rispetto della dimensione di altri individui, anch'essi centri dell'Universo.

I lavori artistici ispirati al mandala che Monica Morganti realizza quale supporto del proprio lavoro terapeutico ripercorrono questo sentiero.

Sappiamo, e Monica direttamente ne parla nel suo testo " Il Fuoco della Rabbia", quale sia il significato di costruzione rituale e sacrale del mandale nell'ambito della spiritualità e del pensiero buddhista.

 In senso lato qualsiasi lavoro artistico è costruzione rituale  di un proprio mondo.

La visione interiore è alla base del valore dell'arte ma questo ha a che vedere, principalmente nell'arte occidentale con quel misto di furore e follia che aleggia intorno alla figura dell'artista.

L'opera d'arte è spesso frutto di una catarsi che può attraversare e trasformare le passioni dell'artista per dare "volto" ai suoi fantasmi.

Vi è una sorta di "mostro" che spinge per uscire fuori. Ed è il mostro, mi diceva un amico artista alcuni anni fa, che ti preme dentro. Anche se di esso, ad opera finita, non vi è traccia (...) .

Veniamo quindi ai mandala di Monica e alle riflessioni che in esse si possono specchiare.

In quasi tutti il centro è una zona uniforme, colorata o no. Sia esso un punto che può coincidere con il centro di un fiore o dell'inizio di una spirale o dell'esplosione di un sole.

L'attenzione si focalizza sul centro che si allarga in progressione. Ad un ritmo in cui ad ogni cerchio può corrispondere  non solo un colore, ma forme che si intrecciano tra di loro nel gioco di figura/sfondo o nella progressione di un calendoscopio.

 Che si restringe e si riallarga, ogni volta menifestandosi in modo diverso.

Ma qual'è la qualità delle forme? Il cambiamento, la mutazione, il trasflare l'una nell'altra. E' un fattore forse oggettivo visto che queste sono rigorosamente costruzioni pittoriche quasi tutte strettamente simmetriche? O è un discorso che ci ribalta la questione dal percepito a colui che percepisce. E se si identificassero?

 Mettere a fuoco questo passaggio sposta la questione all'iter spirituale da cui il senso dei mandala scaturisce. E a quello di Monica in principal modo.

I simboli che vi sono rappresentati evocano non solo graficamente il senso di altre lingue, alfabeti su cui si instaurano percorsi spirituali che hanno in comune la non dualità di percipiente e percepito. Da quello Hindi in cui Brahma è unione di purusha e shakti, energia maschile e femminile di cui il gioco cosmico e mahia, illusione, a quello tibetano in cui alcune lettere come la A sono veicolo della trasmissione diretta tra maestro e discepolo.

 All'origine vi è quindi la potenza del suono, di energie veicolate in un continuo fluire.

 In altri vi sono rappresentati il trigramma dei Ching e del pensiero taoista in cui  la via è il tao e i mille rivoli in cui si manifesta.

Noi certamente siamo storicamente e culturalmente lontani da tutto ciò. I nostri singoli io - non dimentichiamo che Monica è una psicoterapeuta - hanno a che vedere con il problema di una scissione profonda, quella tra mente e corpo di cui il pensiero dualista è veicolo.

 E' uno stato simbolico del nostro essere storicamente e culturalmetne determinato.

Ma l'arte per l'occidente è anche terapia, anche se stupendamente sublimata in tutto il suo iter storico siano a riconfermare le sue forme archetipe, bagaglio profondo ed unico del genere umano.

 
 
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