TESTO CRITICO DI PAOLO LEVI
IN CATALOGO “NUOVA ARTE” DI GIORGIO MONDADORI- NOVEMBRE 2005
Un universo della natura visto con occhio iperrealista, le cui immagini rinviano alle lezioni della metafisica e del surrealismo, in una creazione di scene tra il simbolico e l’onirico: questo è il terreno privilegiato di Pierangelo Benetollo.
Egli ,infatti, trova nel paesaggio ciò a cui la sua pittura aspira. Un ciuffo d’erba, un fiore, una castagna, ingigantiti dalla prospettiva ravvicinata, acquistano una fisicità inaspettata, una dimensione in cui queste forme appaiono meravigliose e acquistano una realtà interiore, poiché lo sguardo dell’autore s’insinua nei particolari, come se fosse nei recessi della mente, tra le emozioni dello spirito. Il risultato di questi acrilici è una pittura lirica, oltre che coloristica, entro una luce limpida e vibrante che sembra avvolgere un cosmo in cui pare essersi cristallizzata la vita.
PAOLO LEVI - Novembre 2005
Benetollo, natura in si bemolle
di MAURIZIO BERNARDELLI CURUZ
Direttore di STILE ARTE
Il rapporto tra natura e cultura risulta al centro dei dipinti di Pierangelo Benetollo, artista camuno formatosi a Brera, che individua sulla tela il punto di contraddizione, assecondando, al contempo, un desiderio di poesia e di spiazzante attesa di un nume, di una tempesta, della voce d’ogni Concarena.
Pittura algida, la sua. Deliberatamente fredda- con un sentore di neve e di alluminio, per bianchi nsistiti, fantasmatici- surrealisticamente dissonante nei toni, succitata dalla necessità di un montaggio per opposizioni del quadro, con qualche soluzione che rinvia alla stagione surrealista e in particolar modo ai sibemolli e ai diesis cromatici di Dalì ( e pure le rose impossibili, rosse e concimate, che spuntano da rocce come miracoli mariani, contro nevi eterne, contro la sfera di luna rappresa nel ghiaccio, ppartengono all’orizzonte del pittore spagnolo.
Il lavoro compiuto sugli equivoci percettivi –che giocano sulla tela un montaggio onirico, colto nel momento in cui la mente compie sintesi delle diverse visioni e le assembla o le divide secondo un criterio logico improntato allo scarto guizzante della meraviglia- porta allora l’artista bresciano a misurarsi con situazioni che si collocano, come dicevamo, nel punto d’incontro, o di scontro, tra la quinta paesistica – sempre montana, giacché l’imprinting è camuno- e i luoghi addomesticati.
In base a questi equivoci onirici, Benetollo misura, ad esempio, gli esiti di una copiosa nevicata, che ha trapunto gli arbusti d’infinite merlettature con la decorazione a tarsie di una tovaglia, trasformata in un pianoro sul quale alligna un albero maestosamente sacro, nel punto d’incontro tra la neve e il piano di un cotone domestico.
O ancora la rosa e un libro intesi, come dice il titolo, come “Rumori di città”, contro il massiccio, indaco corpo di un monte solenne, e un vaso di matrice alchimistica, sottile e fragile come l’uomo di fronte alla potenza immortale della natura.
Oppure nel dipinto “Finzione”, in cui una pratica extravagante porta il pittore a dipingere la quinta naturale su una tenda dal verticale panneggio, alla ricerca di un inganno visivo che pone lo spettatore a chiedersi quali siano i diversi piani della realtà e quali le proiezioni fantastiche.
La ricerca di un luogo di natura misteriosa, secondo una linea di vaga ascendenza mottinelliana, é emento dominante di una seconda serie di dipinti.
Betulle dalla pelle di serpente sacro, dotate di un candore femminile, contrastano con il cuore di boschi lussureggianti dai quali transitano torrenti pieni di riflessi, ai quali Benetollo vuole assegnare una valenza sacra.
Il linguaggio utilizzato è quello di un iperrealismo di natura fantastica, che non dimentica lo stupore delle tavole di illustrazione libraria. Né sembra molto lontana dal suo orizzonte questa visione contemperante di verità e di mito naturale, che trasuda dalla terra delle incisioni rupestri.
Maurizio Bernardelli Curuz
Brescia , Aprile 2003