RICCARDO BATTIGELLI mercoledì 16 gennaio 2019 Login

Riduci 
     
 
RiduciLe opere di RICCARDO BATTIGELLI - RICCARDO BATTIGELLI's artoworks
   

 





 

Cipressi per due

olio composito con sabbie su tela
cm 60 x 35

 

 




 

Autunno in Romagna

olio composito con sabbie su tela
cm 50 x 70

 

 




 

Tramonto per meditazione

olio composito con sabbie su tela
cm 35 x 50

 

 

 

 
                                                                        Quattro vasi un cardo e le ombre

olio composito con sabbie su tela

cm 50 x 70

 







Lucerna con fiasco e brocca intorno al macinino
olio composito con sabbie su tela
cm 50 x 40



 






Tramonto sul Monte Serra
olio composito con sabbie su tela
cm 50 x 40


 

 
 
RiduciSulla sua Arte - about his Art
   

PARTE PRIMA

Cap. I°
 RICCARDO BATTIGELLI  -  Pittore ‘’del silenzio della luce’’ -
Testo aggiornato della Prof.ssa B. H. Dejà de Bejis
CITAZIONI: Puglioli –  de Bejis -  Russo – Biondolillo – Pinto – Marasà – Conenna - Falossi – Immediato. -  altri

“ Nel clima caotico dell’arte contemporanea e delle scelte del vivere  dei nostri tempi c’è anche un ritorno alla ‘’pittura dipinta’’; o per meglio dire: ‘’a immagini percepibili che esprimono messaggi emozionali, comprensibili, evocativi’’.
E’ un‘’ritorno’’ in ricerca della Bellezza, che ha segnato, in senso distinguibile e valutabile, i suoi primi passi nell’ultimo decennio del XX° secolo ma  caratterizzando una parte considerevole dell’arte contemporanea del Nuovo Millennio.
Non si tratta di intralci alle avanguardie o polemizzare sulle ‘’tendenze’’ del secondo ‘900 . E’ solo un recupero del “mestiere”, una sorta di atto di coscienza per la tradizione della pittura: E’ il senso culturale sentito da una consistente parte dell’umanità che prende le distanze dalla ‘’ indifferenza e superficialità’’ di un certo pubblico. E’ un senso responsabile di consapevolezza nei valori del Nuovo umanesimo.
In particolare si tratta di mettere in pratica la Buona Pittura, oltre che la Buona Scultura, la Buona Architettura e la Buona Fotografia;  cioè le arti che sono l’antitesi e la conferma della Poesia.
Infatti, l’arte non è imitazione, bensì creazione, cioè produzione di realtà. È creatività incessante, intuizione e conoscenza del Tutto Infinito, espressione dell’Assoluto, di un’oscura e indipendente “potenza”, e osiamo affermare che porta il genio a produrre opere del cui significato è solo in parte consapevole, perché sono effetto di una produzione inconscia.
 Non c’è alcun intento di polemizzare con l’arte iconica o analitica o astratta, le quali hanno la loro ragion d’essere nei loro reciproci scopi e settori, se vigenti  in un comune rispetto.
Non è neanche da considerare che ci siano rivalità con le così dette ‘’Installazioni’’ che sono tutta un’altra cosa negli aspetti comunicativi nel sociale. La differenza è che esse hanno altri scopi d’immagine e non apportano nell’intimità domestica e nelle memorie della vita famigliare i valori tradizionali della comunicabilità emozionale dell’arte così come sono demandati a esprimerlo un quadro o una scultura, poeticamente ed emotivamente godibili nella riservatezza e nello spazio dimensionale della propria abitazione.
In questo scenario, che da qualche tempo non proponeva novità allettanti, si pone ora in queste prime decadi del XXI° Secolo, al cospetto di un pubblico e di una critica sempre più attenti, la produzione di una Nuova Arte Figurativa, più attendibile e virtuosa, capace, nuovamente e  finalmente, di emozionare, raccontare, suscitare memorie, documentare, emettere messaggi culturalmente percepibili; il tutto sempre nei paradigmi dei significati di Arte e Creatività dogmatizzati dai significati di Estetica per raggiungere la Bellezza.
Secondo Platone l’Estetica donava agli umani un senso di piacevolezza e appagamento di tale valore da indurli a considerare la Bellezza una cosa di grande importanza per la vita; quindi:  l’Arte è Bellezza……..-
In questa ‘ Nuova Visione’  dove ora operano Artisti di grande talento, presenti in ogni parte del mondo, eccelle anche il lavoro del Secondo Periodo dell’arte di Riccardo Battigelli.’’

“Le vicende storiche dell’arte del XX° Secolo hanno mostrato come le avanguardie hanno lavorato all'insegna di un'evoluzione linguistica lineare che prendeva le proprie mosse dagli antenati nobili, ovvero le avanguardie storiche. La crisi economica, culturale, politica e morale degli anni settanta ha dimostrato che la storia procede per piani imprevisti, non linearmente[1].”
“ Partendo da questo presupposto la transavanguardia, come movimento di transizione fondato dal critico Bonito Oliva  è un movimento italiano poco  riconosciuto all'estero, ma che consente un’espressione di arte comunicativa, emozionale e comprensibile.  Teorizza un ritorno alla manualità, alla gioia e  ai colori della pittura dopo alcuni anni di dominazione dell’arte concettuale. Tende al recupero della pittura, come più sopra dimostrato, superando il linguaggio astratto-concettuale delle neo-avanguardie  attraverso un ritorno a materiali e tecniche pittoriche già proprie di una secolare tradizione storica. In tal modo si identifica  in una figurazione dai tratti espressionisti anche se rivolti al passato.”


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II°
IL PRIMO PERIODO – ’’ Nel Battigelli degli anni 1950 e ’60, esplode il senso lirico del colore.  Toni sempre equilibrati e armonici che si abbandonano sulle sue tele con una freschezza e immediatezza paragonabile a un atto di ritrovata serenità che alterna  alle più “castigate” esperienze del designer,  dello scenografo e del costumista; attività alle quali, in quei decenni, si è dedicato con successo.
‘’ Nella sua pittura si riscontrerà, particolarmente nelle opere fra il ’50 e il ’70, una personale funzione essenziale del colore e delle cromie che, più di un’espressione lirica, diventano un elemento costruttivo dell’immagine; uno strumento che determina la scansione delle forme, il senso architettonico degli elementi cromatici, la significazione del reale e la profondità dei piani, inserendosi nella contemporaneità con una sua personale tipicità. Racconta una realtà visibile della sua interiorità spirituale che poi fortemente si presenterà nelle sue ultime opere prodotte nei primi decenni del XXI Secolo.
‘’ La liricità dei maestri impressionisti è riesaminata da Battigelli con un rigore concreto, spesso ridotto a quell’essenziale dedotto dalla pennellata ‘’piatta’’ ma sufficiente all’identità emotiva e figurativa del contenuto. Allo stesso modo, la spiritualità dei paesaggi e della pittura morandiana e i contenuti filosofici a lui trasmessi da Giorgio Morandi nel periodo della sua formazione artistica all’Accademia bolognese, non si risolvono nell’arte di Battigelli in una continuità manieristica ma si evolvono in nuove ‘’ Philosopy ’’ del tutto personali e scevre dagli ‘’ismi’’ di tendenze.
 ‘’ Si percepisce l’emozione che quest’artista capta dagli elementi naturali a lui cari: paesaggi, alberi, acque, cavalli, boschi, cose e oggetti comuni e anche ritratti e figure e opere di arte sacra. Ce ne riconsegna un’immagine che sfiora il senso dell’epico e del sublime.


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 ‘’ La grande quantità di dati che Battigelli comprende dal fenomeno della percezione, elaborata dalla funzione emotiva, si ricompone nelle sue opere in un ordine rigoroso della realtà visiva ma non imposto né voluto culturalmente per un’esigenza dottrinale o solo teorica, ma che sia generata dall’osservazione emozionale, penetrante e acuta del Battigelli, del quale rimpiangeremo sempre quel suo lungo periodo  di silenzio nell’arte della pittura, in quegli ultimi decenni del XX° secolo, dato il livello interessante già raggiunto nelle opere di quel suo prolifico periodo degli anni fra il  1950 e il 1970 .”
Un importante riscontro di tali concetti più volte esposti nella critica bolognese dal Prof. Francesco Arcangeli, oltre che da recensioni come quella della Storica dell’arte Lidia Puglioli, allieva di P. Longhi e moglie di Pompilio Mandelli, (vedi pag 5), emerge anche da un articolo dell’Istituto dei Beni Culturali della Regione Emilia Romagna: ‘’Bologna dopo Morandi dal 1945‘’ , del quale se ne riporta una parte che riguarda anche il Battigelli del primo periodo:
<< ….. Il critico bolognese Francesco Arcangeli individuava, all’inizio degli anni cinquanta, un gruppo “padano” di artisti lombardo-emiliani che, in maniera del tutto indipendente, sganciandosi dall’ethos collaudato della mimesi, sviluppavano le proprie ricerche artistiche “frenati e animati da un rapporto: la natura” (Arcangeli, 1954).
Egli scorgeva negli ultimi naturalisti (fra cui: Ennio Morlotti, Sergio Vacchi, Sergio Romiti, Leone Pancaldi e altri ), gli autori capaci di un confronto viscerale ed espressivo con la vita, rinnovato esistenzialmente nel rapporto tra uomo e natura e nel suo linguaggio dall’arte informale, “componente ineliminabile della ricerca contemporanea”.  …….. >> -  <<….. Queste esperienze d’avanguardia critica e artistica, durate lo spazio folgorante di un triennio( 1955-1958), lasciavano un forte segno anche nei giovani artisti:  Mario Nanni, Pirro Cuniberti, Andrea Raccagni, Alfonso Frasnedi, Germano Sartelli, Quinto Ghermandi, Luciano de Vita, Riccardo Battigelli, Vittorio Mascalchi, Concetto Pozzati, Vasco Bendini e nella ricerca più isolata e romantica di Lidia Mandelli Puglioli…….->> << Tale fronda dava ulteriormente conto della nuova esperienza visuale nella mostra ‘’NUOVE PROSPETTIVE DELLA PITTURA ITALIANA’’, tenutasi a Bologna nel 1962 a Palazzo Re Enzo, e nella quale si comprendeva un’incidenza assai più ampia a livello nazionale della nuova corrente artistica figurativa, di questi artisti.>>
In questa mostra, che ha segnato un punto focale dei nuovi orientamenti e contenuti della pittura bolognese di quegli anni, il Battigelli è stato fra i protagonisti Segnalati con la <>



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III°

‘’ Fra il 1948 e il 1960, nei soggiorni a Ardenza (Livorno),   fu in contatto con i pittori labronici Paolo Ghiglia, Cafiero Filippelli, Marc Sardelli e con altri pittori dell’eredità di Giovanni Fattori e esponenti di quella vivace  ”congrega pittorica” livornese. Ebbe così modo di arricchirsi nella conoscenza “macchiaiola”, ma affinando l’istinto realistico attraverso le forti interpretazioni della natura e delle sue verità; lo compie rivisitando con propria percezione i percorsi tracciati da G. Fattori e dagli Impressionisti, per poi esplorare il solco profondo del suo Maestro Morandi del periodo di studi all’Accademia bolognese, percependone la liricità poetica ma senza mai cadere in imitazioni. Piuttosto ridiscutendone gli aspetti filosofici e formali che nel suo Secondo Periodo il Battigelli porrà in una nuova rivisitazione personale che si volge alla metafisica per poi osare riflessioni sulla fisica quantistica intendendola come perno fondante del ‘’mistero’’  fra l’essere e il divenire  del pensiero creativo e dell’emozioni, nella inesorabilità dello scorrere del Tempo, dal passato al presente e alla proiezione nel futuro.’’
Questo concetto è stato anche rilevato e confrontato dal  Dott. Richard Baldelli, direttore della Maecenas Sverige Academy di Stoccolma, in occasione della Mostra all’Ambasciata d’Italia, dove Battigelli esponeva, nel 2011, in rappresentanza dell’arte contemporanea Italiana. Nell’occasione ha ricevuto il Premio ‘’Città di Stoccolma’’ e il Dr Baldelli  ha commentato: <<……. rappresenta con la sua opera in un intensa semplicità e profondità di composizione il concetto di Tempo come autentico, ossia in senso heideggeriano un  "ora" che non è divenuta attuale  e che lo diverrà  in base al suo proprio poter esserci.>>

‘’ In molte sue opere dal 1950 al 1966-67, ma che propone poi anche nelle più recenti del nuovo millennio, raffiguranti paesaggi e nature morte, parrebbe che  siano assenti la figura umana e gli animali; tuttavia se ne percepisce comunque il loro esistere oltre i filari dei cipressi, i profili di boschi e delle colline, o nelle vedute di paesaggi, anche se selvaggi. Le forme semplici di umili oggetti rurali presenti nelle sue nature morte e in diversi disegni, fra i quali emergono quelli dediti alla ‘’scomparsa Civiltà Contadina’’, palesano la testimonianza di percorsi storici e antropologici.’’
‘’Querce, Pini e Cipressi sono per lui come solitarie sentinelle del tempo, guardiani dell’infinito e del “mistero” della Grande Creazione. Inseriti ai margini di campi o lungo strade campestri o nel folto dei boschi, sono come un minaccioso “memento” agli uomini di buona volontà affinché si prodighino al rispetto del  Creato e a non voler cambiare il mondo e la natura ad ogni costo.”
B.H.de Bejis


IV°

    ‘’ Dal 1956 al 1965 espone dipinti e disegni in varie Gallerie in Italia, in Libia, in Europa e all’One Gallery di New York dove riceve consensi dalla Critica (M. Vigo, David. N. Blakhmer)  e a Bologna è seguito con benevola amicizia dai consigli critici di Lidia Puglioli Mandelli e di Francesco Arcangeli.  
Frequenta artisti e poeti suoi contemporanei fra cui il M° Carlo Corsi, i pittori  bolognesi Vittorio Mascalchi, Luciano de Vita, Alfredo Frasnedi, Leone Pancaldi, la scrittrice Elena Gottarelli e altri.
A Milano, in occasione della Mostra di inaugurazione della Galleria della Fondazione San Fedele, è classificato con l’opera << Nudo Pensante>> (a fianco nella foto) e incontra Ennio Morlotti del quale, pur ammirandone l’arte, dissente circa le intenzioni del pittore padano di abbandonare il “naturalismo lombardo” per trasformarlo in un “informalismo materico”. Riccardo definirà quel genere “… un rischioso fenomeno di moda …’’.      Infatti, già da quel periodo Battigelli, pur se inserito nei temi delle tendenze del momento, tuttavia mantiene fermo il concetto di un figurativo <> personalissimo e autonomo, idoneo a trasmettere messaggi e un appello emozionale sui valori della natura; un Naturalismo  che manterrà nel tempo il suo stato di essere.
   ‘’ Fatte le debite eccezioni, considera alcune tendenze di pittura non figurativa, come forme d’arte importanti come ricerca, ma il loro ‘’proliferare’’ (specialmente per mani di improvvisati ‘pittori’ imitatori) rimarranno casomai solo elementi di prevalente valore decorativo, più utili a scopi di arredamento piuttosto che a un vero linguaggio comunicativo ed emotivo oggettuale dell’arte e della bellezza, come la tradizione millenaria ci ha consegnato ‘’
B. H. de Bejis *


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BREVE PROFILO – note di B. H. D. de Bejis
Di famiglia di origini triestine, Riccardo Battigelli è nato a Firenze nel 1933.            E’ un pittore dal talento conclamato, anche se affetto da un percorso eclettico che parte negli anni fra il 1948 e il 1954 della sua formazione artistica all’Accademia di Belle Arti di Bologna, elargita particolarmente dai suoi amati Maestri: Giorgio Morandi, Pompilio Mandelli, Paolo Manaresi e Giuseppe Regazzi per la Pittura, Disegno, Incisione, Storia A. - Antonio Natalini per la Scenografia. - Giovanni Michelucci, Italo Gamberini, Giovanni Klaus Koenig  e altri, alla Facoltà di Architettura di Firenze.
 Come pittore esordiente si è affermato a Bologna negli anni fra il 1950 e il 1970
Ha eseguito con successo diversi design per Industrie di Mobili e Componenti di Arredo,   progetti di Interior Designer, ristrutturazioni, negozi, abitazioni, e altro.  
Per eventi, a volte avversi (e dolorosi) del vivere, si è allontanato, ma solo ‘’fisicamente’’ dalle scene attive dell’arte della pittura e vi è poi attivamente ricomparso nei primi anni del Nuovo Millennio.
^ La pittura di Battigelli è permeata da un suo dialogo espressivo che sperimenta sempre la sintesi della ricerca in perfetta simbiosi fra sogno e realtà, continuamente alla ricerca dell’anima delle cose. Si propone, infatti, per una singolare forza istintiva sempre coerente fra le emozioni che subisce dalla natura, ciò che da essa percepisce e ciò che è poesia. Sono l’equivalente di un’iconografia realistica, una gestualità solenne e un cromatismo controllato ^.
Più avanti si vedrà come la sua produzione figurativa più recente, di Nature Morte, di Paesaggi, di Nudi e Ritratti, prodotta nei primi decenni del XXI° Secolo, si colloca nuovamente nelle forme poetiche di una pittura che guarda al passato ponendosi nella realtà del presente.  Come ‘’peso’’ culturale, subisce la lezione degli Impressionisti e dei Macchiaioli, sente la presenza di certi aspetti del Novecento italiano, si pone nella contemplazione di Renoir e di Manet ma soprattutto medita sul fascino che gli provoca l’arte di Paul Cézanne, a sua volta già amato da Giorgio Morandi, del quale ne è stato allievo ma solo spiritualmente proseguitore.
        “ Battigelli sceglie la difficile via dell’interiorità: essenza come metafora della morte per esaltare il rispetto e l’importanza per tutto ciò che ha vita, ma come vincolato al processo delle memorie.” “ Questa sua indole libera e priva d’imitazioni (copiature) conduce alle avanguardie storiche della cultura del recente passato e dei tempi attuali; un percorso lungo e sofferto, iniziato nei primi anni ’50 del XX° Sec attraverso Cézanne fino a Morandi, per poi cercare un approdo nell’ agitato mare della contemporaneità.  -  Tuttavia è presente una profonda cultura nella composizione e la matura coscienza della funzione del disegno che valorizza il senso prospettico, avvalora la funzione della luce e del colore e sa come mettere, con saggia evidenza, il senso emotivo del Bello interiore nella musicalità del simbolismo di una italianità universalizzata.”


SI RIPORTA LA RECENSIONE DELLA DR.SSA LIDIA MANDELLI PUGLIOLI      scritta nel 1966 sul Resto del Carlino per il II° Premio Montagnola a Bologna.
Nota: Questa recensione apre un quadro informativo sui caratteri personali e artistici del Battigelli. Vi si avvertono aspetti importanti della sua produzione e degli eventi artistici in quel Primo Periodo bolognese, ma che diventeranno utili anche per poter meglio comprendere i contenuti della sua ultima produzione.                    
      << L’opera ‘’RIFIORITO IN PRIMAVERA’’ è  un dipinto del 1956  di Riccardo Battigelli. E’ del suo periodo giovanile e ora il II° Classificato al Premio Montagnola 1966. Nel quale si percepiscono gli influssi del suo Maestro Giorgio Morandi in primis e anche di Pompilio Mandelli. Infatti, si è formato all’Accademia Bolognese, ma ha anche compreso l’arte di Cézanne.
< >  
< << In questo dipinto “Rifiorito in primavera”, del marzo 1956, come in molti altri di questo suo felice periodo giovanile, il colore signoreggia sulla forma dell’oggetto. Forma determinata  in un trionfo lirico della cromia, espressa con pennellate ampie e piatte e ognuna collocata con precisa decisione nel punto giusto e nella spazialità consapevole. E’ il canto di primavera che erompe nel subbuglio cromatico che emoziona, evoca, rende una piacevole consapevolezza di naturalità. E’ il divenire del tempo. E’ il segno ineluttabile del nostro sopravvivere. Ci avvince e tocca nell’intimo. -  Mi vengono a memoria opere  viste nel suo studio di Piazza Aldrovandi. Eloquenti e puntuali nel sentire e narrare luoghi ed emozioni degli autunni bolognesi e della Bassa, come quelle già esposte  al premio Casalecchio, al Re Enzo, o alle mostre di  Ferrara  e  Modena. In tutte i colori a piatte ma sapienti pennellate dicono, nel suo modo unico,  le emozioni d’arte di luoghi e momenti e stagioni.
< <>
Lidia Mandelli Puglioli – Bologna - aprile 1966

VI°

L’ULTIMA OPERA DIPINTA NEL ‘’PRIMO PERIODO’’

Commento del 2003 di  B. H. D. de  Bejis  sull’opera:
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( Foto 3) - olio su tela 80x90 – autunno 1966 –
Collezione privata

- E’ l’ultima opera del periodo antecedente “l’interruzione” dell’attività pittorica iniziata nel 1949 e interrotta alla fine del 1966.  E’ evidente il tema allegorico, anche se  ne sono celati alcuni significati reconditi. Presumibili significazioni personali. Infatti, l’opera è pervasa da un’intensa carica emotiva ed espressiva, effusa dalle figure ed enunciata dalla materia pittorica, dalla grafica, dalle scansioni compositive provocate dalle cromie  spesso monocromatiche, impresse da strappi segnici di ampie pennellate e colpi di spatola, irrequieti, tormentati, impulsivi ma anche riflessivi e calcolati nell’evidente dramma emotivo dell’intera composizione. La cui lettura ci lascia nel fascino dell’enigma delle due figure protagoniste, di quelle accennate nello sfondo a destra, di quelle strane forme architettoniche alle spalle (forse ricordi di opere compiute?), della figura seduta che par che guardi con triste distacco le forme simboliche di un qualcosa che si sta dissolvendo: un libro aperto, una squadra da disegno, una matita, un’anfora con due manici che pare un teschio posto  a testimonianza dell’essere e del divenire. Testimonianze di un solco già percorso.
Oppure, è la fine di un passato vissuto che si conclude, con amara tristezza, nell’urna dei ricordi volgendo verso la conclusione del vivere, anche se quella mano di donna dal volto senza tempo, posta sulle stanche spalle vuol forse presagire a una segreta speranza nel futuro.    
Barbara H. D. de Bejis – 2003


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VII°

Le  Attività Artistiche del Primo Periodo:
Breve cenno dei lavori di scenografia, architettura, design.

    Nel suo primo periodo bolognese, oltre alla pittura, esegue lavori di architettura e interior designer, come lo Stabilimento e la Casa Mazzanti; la Villa Zeccoli, la Villa Tagliaferro, molti Negozi, Bar e  Locali Pubblici, fra cui il Ristorante Il Fagiano,  il primo Self Service di Bologna in via Marconi, Stand Fieristici, Appartamenti, Recuperi, Restauri e opere di Culto Religioso, fra cui l’Oratorio con la ‘’Cripta di Lourdes’’ a Castelnuovo Rangone (MO). Ha collaborato nel progetto della Chiesa del Complesso Parrocchiale   ^La Sacra Famiglia^, a Bologna. Ha progettato la Cappella di Tutti i Caduti della Linea Gotica, alla Verucchia MO
    Ha progettato ed eseguito Scenografie e Costumi per diversi teatri, tra cui al Teatro Duse di Bologna. Al Teatro Regio Di Parma  Nel 1956, con la Scena e Costumi per ‘’LA SECCHIA RAPITA,,  di A. Tassoni, riceve il premio per la ‘’Migliore Scenografia’’ – (foto 4 e 5)


 
A SARSINA,  nel 1956 -
SARSINA – in Romagna, CITTA’ NATALE DI TITO MACCIO PLAUTO –
(Sarsina 250 A.C. – Roma 184 A.C.).  
 Nel 1956 Battigelli è incaricato dal Comune di Sarsina della progettazione della Cavea e Arena* per le Manifestazioni della Classicità Teatrale perché le intenzioni e i programmi degli Amministratori, erano quelle di poter dare, nella Città di Sarsina, una futura continuità  al teatro Greco-Romano iniziando dalle attività Teatrali delle compagnie di attori, registi e scenografi dei Teatri Universitari Italiani e Europei.
Nell’attesa, che si protrarrà per anni, di poter realizzare, in pianta stabile, la Cavea ( koilon o cavea è l'insieme delle gradinate di un anfiteatro, cioè di un teatro classico), Battigelli propone di realizzare una  Platea provvisoria, (FOTO 5),  per dare l’inizio inaugurale alle Manifestazioni del Bimillennio di Tito Maccio Plauto, e istituire il PLAUTUS FESTIVAL con manifestazioni del Teatro Classico con ininterrotta frequenza annuale.   
Per l’inaugurazione del Bimillennium Plauti, che in seguito sarà detto ‘’Il Plautus Festival’’, progetta una Platea e Palcoscenico provvisorio adatto alle manifetazioni dell’Inaugurazione. Ne esegue le Scenografie e i Costumi per mandare in scena il Miles Gloriosus e   I Captives, le due opere di Plauto scelte per  l’inizio del Festival Plautino.
Ne consegue un confortante successo beneaugurale per il proseguimento delle annuali manifestazioni. Le quali proseguono fino ad oggi ininterrottamente da quel lontano 1956 -   
    NOTA: L’esecuzione del progetto della Cavea  (gradinata per gli spettatori negli anfiteatri dell’antichità Classica) sarà poi ultimato da altri progettisti negli anni ’90, distorcendo   ‘’lo spirito della Cavea’’ rispettato nel progetto originale, senza peraltro nulla comunicare al Battigelli. (probabilmente per la sua nota ‘’uscita di scena’’).

 


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VIII°
Dal 1950 al 1967 espone dipinti in Italia, Europa, Nord Africa e Stati Uniti.
La sua arte riscuote crescenti consensi, tanto da valergli, fra il 1954 e il ’57 dei Premi alla San Fedele a Milano, al Montagnola di Bologna, Il Premio Acquisto Comune di Casalecchio di Reno (BO) e ‘’La Targa’’ al Palazzo Re Enzo a Bologna, diverse Mostre alla Galleria La Loggia di Bologna con diverse vendite di suoi paesaggi. Riceve un premio alla Galleria Numero di Firenze e un ‘’Reported’’ alla ‘’One Gallery’’ di New York con l’opera “Music sense” del 1954, con la quale sarà il Primo Classificato al Concorso “MusicArte’’ nel 2013, alla leggendaria Galleria delle Giubbe Rosse  a Firenze.
In particolare, negli anni bolognesi, fu osservato positivamente dai Critici Lidia Puglioli e Francesco Arcangeli che ne valutarono le nuove esperienze  dei contenuti proponibili a livello nazionale della sua interpretazione della nuova corrente artistica neo-figurativa, mostrati ALL’ESPOSIZIONE DELLE NUOVE PROSPETTIVE DELLA PITTURA ITALIANA,  aperta a Bologna al Palazzo Re Enzo nel 1962.
In quell’occasione il Battigelli aveva esposto le seguenti opere dipinte fra il 1954 e il 1958, che ricevettero i consensi di Arcangeli, Puglioli, Gnudi : FOTO 6 - Autunno nella Bassa bolognese - FOTO 7 - ‘’Cromie d’autunno nel giardino di via Busacchi ’’  -  FOTO 8 – “Sinfonie d’Autunno nel giardino di Via Busacchi - BO”- FOTO 9 - Tre donne sedute in rosa ‘’- FOTO 10 - ‘’Quei due che Insieme vanno – Anche il Mà Morandi, che vide i quadri foto 7 e 8 in altra occasione, espresse il suo ‘’l’è bon’’.


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IX°

L’ESODO
Nel 1967 un doloroso evento famigliare fu causa della triste sospensione dell’attività artistica e progettuale.
Nell’autunno di quell’anno chiuse lo studio e lasciò Bologna.
Si trasferì a Tripoli, in Libia, dove aveva in corso dei lavori di architettura e design.   Poi tentò un assistentato alla Scuola di Taliesin West, di Franck LLoid Wright a Phoenix, in Arizona, USA. Ma il grande M° era scomparso e l’originario clima mecenatico se ne era andato con lui. Fu costretto a desistere nell’impossibilità di sostenerne i relativi costi. Grazie al suo amico Ten. John Joel McDowell, figlio del comandante della American Basis di Tombolo (Livorno), conosciuto all’Ardenza anni prima, trovò lavoro nel Ranch dei nonni McDowell nel NM. Visse intense esperienze e apprese saperi diversamente acquisibili altrove.     
La dura ma esaltante vita di cowboy, cavalcando dietro le mandrie e radunando il bestiame nella natura ancora ‘’vera’’ e selvaggia di quei luoghi, l’aiutarono, in qualche modo, a mitigare il grande dolore del distacco dai figli e ….. ;   ….. dal suo amato Ambiente Artistico bolognese.         
Eseguì disegni e schizzi della vita del Ranch. Ebbe contatti con i Nativi Americani dai quali acquisì i valori della spiritualità dei loro saperi e del loro concetto di vita che lasceranno in lui un forte segno di significati, di memorie e della loro travagliata Storia …… dopo la ‘’scoperta colombiana’’.

IL SECONDO PERIODO

Cap. X°
Torna in Italia nei primi anni ’70 alla notizia delle pessime condizioni di salute del padre.
Si trasferisce nella Fattoria di famiglia, in Toscana, per stare vicino a suo padre, Ingegnere in pensione, che aveva tanto desiderato trascorrere la sua vecchiaia nella sua tenuta. Riccardo lo coadiuva nella conduzione dell’azienda fino alla sua scomparsa nel Settembre del 1979.
  Si dedicherà  ad attività di ranching, di allevamento e di speciale addestramento dei cavalli con metodi ‘’gentled’’ acquisiti dai Nativi Americani. Questo gli ha consentito di organizzare una didattica equestre atta alla conoscenza dei VALORI DELLA NATURA E DEL PAESAGGIO, fatti ‘’scoprire’’ ai suoi ospiti-allievi, alloggiati nel Ranch,  per mezzo del cavallo, considerandolo quale soggetto fondamentale per l’escursionismo nella Natura e integrato con esperienze di DISEGNO DAL VERO.
Pochi anni dopo, nel Dic. 1988, perde anche la madre e a quel forte dolore è confortato dalla moglie Wanda Falorni che aveva sposato  in seconde nozze nel 1976 e  dalla quale ebbe il figlio Daniele che poi lo coadiuverà con amorosa passione, insieme alla mamma, nella gestione dell’azienda.
Nel 2003, già pensionato, con una magnanima scelta di trapasso generazionale, lascia il Ranch e ogni suo avere al figlio Daniele che con la sua giovane sposa ne continuerà le attività paterne.
Si ritira in un’antica Canonica sulle colline di Montaione, ne restaura tetti e strutture e riorganizza un suo Studio di Pittura. Vi colloca buona parte della sua produzione anni ’50 e ’60, artistica e progettuale ( superstite ), riordina e cataloga documenti epistolari di famiglia e resti di progetti di architettura e ingegneria eseguiti da suo nonno Francesco. Si tratta di importanti opere da lui eseguite nelle ultime decadi del 1800, fra cui la Diga di Assuan, il Museo Egizio del Cairo, ponti girevoli sul Nilo, palazzi e ville a Firenze e a Livorno e altre importanti testimonianze di studi idro-eco-climatici per la qualificazione delle portate di humus del Nilo per il miglioramento della produzione agricola del Delta, favorita anche da un nuovo canale da lui appositamente progettato. Il grande beneficio di irrigazione umica così ottenuta ha portato l’agricoltura egiziana a ottimi livelli, poi fortemente decaduti per l’effetto della Diga Nasser degli anni ’90.

Dal 2005 torna a dedicarsi a pieno titolo alla Pittura.
Prova momenti di sconforto alternati a migliori circostanze per le difficoltà che incontra ad essere riconosciuto nell’attuale situazione dell’arte contemporanea, la quale oggi, a differenza degli anni dal 1950 al 1970, richiede cospicue quote di partecipazione per ogni opera esposta e senza che si riscontrino auspicati e promessi ritorni.
E’ indubbio che oggi l’arte è alla deriva, manca un pubblico interessato all’arte, quello che ama appendere alla parete di casa sua un quadro del quale  apprezza il soggetto perché gli piace e gode dell’emozione-messaggio che ne riceve. Prolificano in modo delirante le Gallerie, gli editori, i curatori e altri connessi al sistema mostre. Le quali sono finanziate da quote di partecipazione, quasi sempre esagerate, sempre motivate per ’’ importanti ritorni’’ che mai si realizzano e quasi sempre non è rilasciato alcun documento fiscale dato il dilagato ‘’servizio onlus’’ . Tuttavia, se molto per caso, un artista vende un quadro, non potrebbe farlo se non ha la partita iva. Oltre al paradosso legislativo, l’arte e gli artisti, quelli veri, subiscono la negazione del  valore di un pubblico interessato all’arte; quella contemporanea di artisti veri ‘’di giorno su giorno’’ e non degli inclusi nei giochi speculativi di un mercato d’arte che con l’Arte centra assai poco.

    I dipinti dell’ultimo periodo (che riparte dal 2005)  risultano dinamici e scevri dal peso di aneddoti o racconti saccenti, ma sono invece impostati unicamente sul significato immesso nella forma colmata di sentimenti, emozioni e memorie. Sono evocanti serenità e insieme sofferenza che diventa emozione e narrazione anche di memorie animate da un nuovo modo d’impasti cromatici ricchi di terre e sabbie macinate che donano colori naturali, definibili come antropologici, sempre convincenti, che sono elementi di congiunzione con la nuova terra di Toscana, dopo i suoi esordi iniziali degli anni ’50 e ’60 nelle terre dell’Emilia Romagna. Il fatto di ricercare le terre, le sabbie, le pietre, le bacche per generare le polveri dei colori che lui usa nella sua tecnica pittorica è come qualificare un legame di appartenenza alla natura e al territorio a lui circostante.  
    Chi osserva le opere di Battigelli è come costretto a leggerne la particolarità dell’immagine tramite un’indagine ravvicinata. Soffermandosi sul macro-dettaglio del pennellare, che nel Primo Periodo poteva divenire anche liberamente astratto, ora conduce sempre e comunque a un’immagine percettibile e distinguibile. Induce a scoprire il discorso emotivo nascosto ‘’dietro il segno e sotto la pennellata’’ che porta a riflessioni sul sentore che ancora qualcosa dovrà accadere.
La pittura di Battigelli è una scena fuori dal tempo. Entra contemporaneamente nel tempo presente e si volge al divenire collocandosi oltre il racconto. Si pone fra gli archetipi e il reale dove domina la poesia e dove il tema, di paesaggio o natura morta, sempre prescelto, ci restituisce con caratteri nuovi la sorprendente vitalità della manualità matura della pittura e del disegno, qualunque siano le prerogative dell’immagine.
 Nelle sue pitture  emergono l’essere e la sostanza delle cose attraverso la materia che ne impone la forma percepibile oltre il senso metafisico che avvolge l’opera.


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XI
Le NATURE ‘’ INERTI ‘’  di Riccardo Battigelli
Con note dell’autore riordinate a cura di B. D. de Bejis,- 2009, 2011 e di  A. Immediato – 2016 -

     L’opera: “Kronos, il tempo che scorre su cose abbandonate”, del 2005, (foto 9) è stato esposto alla Maecenas Sverige Accademy di Stoccolma. Riccardo Battigelli era stato invitato, nel 2011, a rappresentare in Svezia l’arte Italiana di artisti della seconda metà del ‘900,  in occasione del 150° dell’Unità d’Italia nelle manifestazioni all’Ambasciata d’Italia e in altre sedi.
Alla Bellange Atelier Gallery di Stoccolma ha conseguito il Premio Città di Stoccolma 2011.  
    Anche  “ Cronos e le cose davanti a una finestra”, (foto10) del 2009, è un  olio su tela, come il precedente.  Entrambi presentano alcune particolarità tecniche, presenti anche in altre opere di Battigelli, come ‘’ … di ciò che fu  … ‘’ (foto 20  )  e ‘’ lanterna, fiasco, cardo secco, brocca e macinino) (foto 12), per  ottenere un vibrante risultato “granuloso” e le tonalità come ferme nel tempo.
    E’ quel Tempo, Cronos, definibile “ come autentica verità; ossia in senso heideggeriano, ‘’ dove, un ‘ora’ che non é ancora divenuta attuale  ma che lo diverrà in base al suo proprio poter esserci.”
<< La composizione di quest’opera,>> - dice il Battigelli - << è apparentemente semplice. Con essa si ripercorre, per certi tratti, la pittura delle nature morte dello scorso secolo e che in qualche modo mi accostano al mio antico e amato Maestro Giorgio Morandi, ma ho voluto che la “narrazione”, apparentemente celata, di una storia, di un evento o un momento di vita, evochi una memoria e si percepisca dalle emozioni provocate da forme, luci e ombre di oggetti, umili e comuni ma usati nel quotidiano di una vita modesta  già percorsa anche in un passato, certamente trascorso  con  gioie, dolori e sacrifici di una vita rurale; oggetti di un tempo passato ma che si inseriscono in azioni del presente che continuerà o muterà nel domani >>.

Le sperimentazioni pittoriche di Battigelli si unificano in una filosofia della visione e in ogni sentimento emotivo, evocativo e narrativo dei soggetti-oggetti derivanti dall’insieme del disegno, forma, soggetto, luce e dall’impasto della materia pittorica fino alle emozionalità percepite. Diventa come un percorso quantico fra materia, tempo, luce, emozioni, eventi: cioè storia e quindi poesia; tutte contengono l’energia dei sentimenti umani nella dualità con gli ‘’oggetti-soggetti’’ e che finiscono nella creatività dell’arte se n’è presente il necessario talento. Come dice Riccardo: è l’energia dei sensi che diventa arte e poesia.
<<  La risposta >> continua il Battigelli riferendosi ai suoi dipinti, <













 
 
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