ROBERTA SERENARI domenica 19 agosto 2018 Login

Riduci 
     
 
RiduciLe opere di ROBERTA SERENARI
   

 

 

 

L'invito

olio su tela cm 140 x 140

 

 

 

 

 

Il bersaglio

olio su tela cm 100 x 130

 

 

 

 

 

 

Caro papà

olio su tela cm 140 x 140

 

 

 

 

La domatrice

olio su tela cm 150 x 170

 

 

 

 

 

Ascoltando l'incantesimo

olio su tela cm 120 x 150

 

 

 

 

L'eterna bugia

olio su tela cm 120 x 130

 

 

 
 
RiduciLa sua Biografia ed il Curriculum
   
nata a Bologna e vive e lavora a Sasso Marconi (BO)
E’ un’autodidatta.
La dote naturale di attitudine al disegno dell’infanzia si arricchisce negli anni con  lo studio approfondito della pittura ad olio e della storia dell’Arte, avendo come unico maestro lo sguardo attento e appassionato per le opere del passato e contemporanee viste nei musei e nelle gallerie del mondo.
La sua pittura ha la vocazione di condurre ad una riflessione intima, dove prevale una presenza femminile dotata di una misteriosa fascinazione. Protagoniste infatti sono spesso bambine bellissime con sguardi austeri ed algidi, sospese tra scenari metafisici e riferimenti simbolici che ci conducono alla ricerca del sorprendente mistero del “passaggio”, del tempo fugace, del  senso dell’attesa e del  temuto cambiamento.
I titoli delle mostre personali che seguono negli anni, riflettono questo tema preferito. Sono infatti: “In cerca di Alice”, “Prima colazione”, “Caro papà”, “Ho ucciso Biancaneve”, “Teatro intimo”, “Nelle molte stanze”, “Rosa-Rosae”,  “Ma-Donne”, “Incanto e incantesimo”, ecc…

Numerose sono le esposizione in collettive e personali dal 1982 ad oggi, tra cui negli anni 2000 alla galleria Ariete e Galleria Forni di Bologna, al Leudo di Genova e alla Davico di Torino. Seguono mostre in sedi istituzionali  come Rocca Paolina di Perugia, Palazzo dei Pio a Carpi , Grattacielo Pirelli di Milano, Palazzo Albertini di Forlì, Palazzo Durini di Milano, Castello Orsini Di Soriano Cimino (VT), Palazzo Bottini a Lucca, Fortezza S.Leo  a Rimini, Palazzo Zanca  di Messina, Palazzo Valmarana Braga di Vicenza, Museo Diocesano di Catania, Complesso monumentale S.Leucio Caserta, Museo Bargellini Pieve di Cento Ferrara,  Fortezza Vecchia di Livorno, ecc
Nel 2011 è invitata da Vittorio Sgarbi a partecipare alla 54° Biennale di Venezia per il Padiglione Italia sez. Emilia Romagna a Palazzo Pigorini di Parma con l’opera “Luna Park”.
Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche come il Museo di Cà La Ghironda (BO), il Museo di Logudoro (SS), la Quadreria dell’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara,  la collezione dell’Hotel Albornoz di Spoleto  e la Collezione  Permanente di Costa Crociere sulle Navi Costa Deliziosa e Costa Fascinosa.
 
 
RiduciLa sua Critica
   
….il contesto in cui Serenari opera e crea può essere interpretato come la concretizzazione oggettiva di un impulso intimistico e romantico, e tuttavia permane ammirevole il segno inconfondibile di un’idealità connessa a valori plastici che sono intrinseci alla figurazione, e che si situa ben oltre la semplice volontà di allestire una visione riconoscibile e rappresentativa.
In questa pittura meditata si aprono infatti sfondi narrativi intensi, dove prevale una presenza femminile dotata di una misteriosa fascinazione.
Ogni sua composizione è ordinata in un rapporto antiretorico con la realtà, che viene riproposta in chiave volutamente statica, come prodotta da un’appropriazione visiva definita in una temporalità congelata.
Padrona di un tratto pittorico di indubbio livello qualitativo, ama analizzare in piena luce le forme più disparate di un mondo concreto ma incongruo, popolato da emanazioni dei sogni e dei ricordi del personaggio femminile adolescente che lo abita, e che ha ormai imparato a dominare la realtà.
L’Alice che vive in questi quadri è forse ancora quella di Lewis Carroll,  poichè dalla memoria del suo lontano viaggio infantile è rimasto il gusto di reinterpretare lo spazio in prospettive immaginose di atmosfere sospese e persino metafisiche.
Ma è anche evidente che si tratta di un’ Alice ormai cresciuta, ben capace di distinguere e di scegliere la parte giusta dello specchio.

Vittorio Sgarbi  (tratto da un testo più lungo)    




Nel paese delle meraviglie che Roberta Serenari crea, con una capacità di colore e di volumi che non prescindono dalla tecnica né dal sentimento o dalla passione, l’intrigante mistero di atmosfere oniriche si agita  all’interno di fredde brezze ibernanti capaci di marmorizzare le inconsapevoli bambine vestite da quel perfettamente drappeggiato, soffice velluto rosso, palpabile, come vivo tra le nostre dita.
Visi perfetti trasudano una tensione emotiva tagliente, esprimono una violenza comunicativa, trasmettendola energicamente senza deludere le aspettative di chi osserva.
L’artista trasla l’osservatore nel personaggio rappresentato, servendosi di una calma romantica e di un dinamismo celato attraverso azioni alla moviola, recitando un rigore formale, quasi teatrale le cui maschere velano sguardi sospesi o nascosti lasciando lo spettatore appeso, in bilico in una realtà indecisa tra l’immaginario e il sogno.
Multidirezionale è l’architettura: confonde, diffondendo e raccogliendo, fa esplodere la scena che si apre come su un palcoscenico nuovo, futuribile.
Questi sono i labirinti segreti dell’arte di Roberta Serenari, un’arte nuova pregna di misticismo e magia, affascinante, abbagliante che promette l’espressione di ciò che in arte vorremmo vedere più spesso: bellezza suggestiva e tecniche rigorose.
La donna, nelle sue opere, che sia essa bambina o ninfa si fa portavoce di significati nascosti capaci di aprire un racconto su tematiche inquietanti, che a volte compromettono l’innocenza e il candore all’interno dell’universo femminile, infantile.
Roberta Serenari sconfigge tutte le oscurità più tetre servendosi della migliore arma che può essere brandita attraverso l’arte: La Bellezza.
è infatti proprio attraverso questa continua ricerca che l’artista riesce a legittimare l’approfondimento della sfera emozionale così come in effetti emerge da ciò
che lei stessa dice:

“Nel mio “Realismo Magico”, attraverso simbolismi ricorrenti e giochi di parole, vorrei dare alle mie figure il potere di giocare un ruolo con lo spettatore … Le bambine che rappresento non sono aneddotiche,
nel loro silenzio e nella loro staticità  non raccontano, ma  chiedono…
Hanno un’aria consapevole e forse  inquietante perché vestite di un enorme potere : tutto deve ancora succedere…
Vengono da un luogo che attraversa il tempo,
lasciando sulla tela la piccola magia di sé.”

Carla Primiceri




Roberta Serenari si è avvicinata alla pittura da autodidatta, trascorrendo ore nei musei e poi sola, in studio, a lavorare a olio su tela.
Negli anni è arrivata alla tecnica pulitissima che contraddistingue ora il suo lavoro.
I soggetti si muovono in scenografie metafisiche gremite di oggetti carichi di significati misteriosi, dalla bambola bendata abbandonata in una scatola all’uovo di suggestione quattrocentesca.
Anche i colori, dal rosso sangue degli abitini al bianco declinato in panneggi affilati come lame, appare intriso di valenze simboliche, mentre le scacchiere e le righe ricorrenti fanno pensare a simbologie esoteriche.
Protagoniste sono bambine, colte sempre in quell’attimo ineffabile che separa l’infanzia dall’adolescenza.
Altere, prigioniere della loro cristallina perfezione, guardano lo spettatore sfidandolo a penetrare il loro segreto…..

Alessandra Radaelli





….presenze mute ed immobili come icone, sono le fanciulline dipinte da Roberta Serenari, che da anni ha messo a punto questo suo stile così prezioso e ricco di virtuosismi tecnici, teso a presentare un epifanico universo infantile, un’iconografia dell’adolescenza inquietante e ricca di simboli, che sembra racchiudere il senso del mistero della vita.
Fanciulline metafisiche e surreali, ieratiche come idoli profani, mentre gli oggetti che le circondano, in equilibrio precario, riflettono un dinamismo bloccato, un flash, un’immagine strappata ad un battito di ciglia.
Alle tazze della colazione, la superba pittura per velature della Serenari, avvicina una forma unica come l’uovo, microcosmo chiuso e perfetto che vive di autonome sollecitazioni, di speranze conchiuse e raccolte, di allusioni geometriche e artistiche (l’uovo di Piero Della Francesca).
Queste fanciulline austere, dal nastrino rosso tra i capelli e dall’espressione enigmatica, sono immerse nella virginale età dei giochi, racchiudono in sé il lato femminile e quello maschile, rappresentato dalle cravatte che compaiono con studiata noncuranza fra i riferimenti oggettivi: le bamboline di carta, la palla, la giostrina, le marionette, le caramelle, il manichino femminile, idea di un corpo che verrà: una stanza dei giochi che guarda al sogno della vita, al progetto inconsapevole, all’innocenza ancora intatta,visioni di una fiaba moderna e antica al tempo stesso…

Silvia Arfelli






La pittura di Roberta Serenari, così raffinata e mimetica, dove una sorta di realismo magico si mescola a qualche opzione surrealista, mi ha sempre posto qualche problema, non solo estetico, che non esito a definire cruciale.
Quando Sigmund Freud scrisse il suo saggio sulla Gradiva di Jensen, affidò alla letteratura, e possiamo ben dire all’arte in genere, una nuova funzione: non più soltanto quella di mostrare la dialettica della Storia,come voleva il pensiero marxista, o di rendere concreta la bellezza, come affermavano i cultori dell’arte per l’arte, ma di mutarsi in una sonda scientifica, un batiscafo metaforico per esplorare gli abissi dell’inconscio.
L’opera d’arte, in parole povere, diventava un test virtuale per andare incontro a quegli esseri mitici, la definizione è dell’ultimo Freud, che sono gli istinti.
Le bambine della Serenari, così ambigue e stupefatte, così menzognere e falsamente innocenti, sono in linea con la lezione di Freud, del suo bambino mostro polimorfo, il selvaggio cattivo dell’adulto civilizzato, e divergono così da quella riscoperta dell’infanzia come luogo edenico, che i pittori del secolo appena passato, si pensi a Paul Klee, avevano fantasticato.
Si scontrano così, agli inizi del Novecento, due punti di vista, da un lato quello dell’infanzia come un incubatoio di perversioni, e dall’altro come il regno di un’età dell’oro dell’innocenza, e della creatività, e mentre l’Edipo di Freud uccide il padre, Felix, il figlio di Klee, porta il padre nella sua camera dei giochi ad additargli come esempio i propri disegni infantili.
Le bambine della Serenari sono poste dalla pittrice ad un bivio, che sta dall’aver veduto la scena primaria, il famoso sguardo dal buco della serratura nella camera dei genitori, e nell’essere complice della seduzione dell’adulto, ponendo le manine sul collo dell’uomo con le caramelle.
La pittura della Serenari è ricca d’implicazioni che vanno, per dir così, al di là delle opere in loro stesse, da farmi sembrare superfluo scrivere e lodare il suo magistero stilistico, e la sua straordinaria capacità, da grande fisionomista, tra Lavater e Darwin, di rendere nei volti, come in un’allucinata trasparenza, le emozioni, o, se si preferisce, l’anima.
Osservando i suoi quadri, ben poco importa chiedersi se una rappresentazione così conforme alla realtà sia moderna, post-moderna, o comunque futuribile: quello che conta è una sensazione di profondo coinvolgimento ed empatia.
Le sue bambine sono concrete, viventi, hanno una violenta vocazione a entrare a far parte del nostro mondo: sono tra di noi, sono noi.

GIORGIO CELLI

Mostra”Caro papà”
Museo Cà  la Ghironda Zola Predosa 2006
 
 
RiduciPer contattarla
     
 
RiduciIl suo sito personale
     
 
Dichiarazione per la Privacy Condizioni d'Uso Convenzioni HOME PAGE Galleria d'Arte MEGA ART CHI SIAMO - WHO WE ARE PICCOLO FORMATO SMALL SIZE VIDEO E CATALOGHI
Copyright (c) 2000-2006