Rosanna Cotugno incarna lo spirito del nostro tempo con
opere inquietanti, disilluse, estreme, ma mai oltre il senso dell’uomo, oltre
il rispetto dell’esistenza. Suo linguaggio guida è il colore, sempre intenso,
velato, trafitto da luce e non poteva essere che l’uomo a diventare
protagonista dei suoi lavori. Opere che indagano nell’essenza dello spirito e
della vita, forse per questo così vicine al cuore dell’osservatore che viene
investito da un “Ardente palpito”, come recita il titolo di un suo dipinto, al
cospetto di tale forza espressiva. La presenza dell’essere è solamente indicata
da una ricerca volumetrica e formale che lascia trasparire il segno che delimita il dentro e il fuori,
il vero dell’immaginato, il reale dall’irreale.
Sono opere che denunciano l’indifferenza, il tormento,
l’oblio di oggi come di ieri di una società che annaspa e si contorce nella
speranza di un mondo migliore, di uno stato d’animo collettivo che lasci spazio
alla speranza e alla serenità. Rosanna Cotugno delega alla fantasia il compito
di immaginare una scena, di costruire la quinta teatrale di questi suoi
universi che sembrano abitare un palcoscenico, un’opera kafkiana, ricordata
anche dal titolo di un lavoro, “Metamorfosi” appunto, in cui l’apparire non
corrisponde al reale, ma ad uno stato onirico, di sogno, o, più spesso, di
incubo. Come spesso accade per gli artisti, sulla tela rimane la loro anima
svelata, indifesa, pura e quella di Rosanna Cotugno ci racconta una storia
pregna di sensibilità e amore, di paure umane e tormenti universali. Per questo
ogni suo quadro è un po’ anche il ‘nostro’ quadro, la nostra vicenda in cui
riconoscersi e, se possibile, riscattarsi alla vita.
Elisa Bergamino