SMITA PAOLA ZANNINI mercoledì 16 gennaio 2019 Login

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RiduciLe opere di SMITA PAOLA ZANNINI - SMITA PAOLA ZANNINI's artworks
   









 

Street

acrilico su tela cm 100 x 70

 

 






Tress

acrilico e inchiostro su tela cm 115 x 80

 

 

 

 

Branchess
acrilico su tela cm 120 x 85

 


 

 

Bosco stregato
acrilico su tela cm 110 x 70

 





 

I passanti

acrilico su tela cm 100 x 60

 

 

 

 

 

 

Shadow

acrilico su tela cm 110 x 75

 

 
 
RiduciSulla sua Arte - about her Art
   

TRATTO DALL'ENCICLOPEDIA DELL'ARTE ITALIANA

 

Paola Smita Zannini, nasce a Ferrara nel 1960. Le sue doti artistiche sono evidenti al padre fin da piccola. Importanti sono gli insegnamenti avuti alla Scuola dei pittori ferraresi Alfeo Capra e Paolo Fabbri, soprattutto per la parte tecnica. Grande impulso creativo ed espressivo le venne dall’incontro con la pittrice giapponese Meera Hashimoto, con cui studia in India alla Multiversity di Poona, dal 1996 al 2001. Qui iniziò il processo meditativo-artistico che poi divenne il suo modus operandi anche tornata in Italia. Ha avuto anche una esperienza con la pittura Antroposofica di Rudolph Steiner. Dal 2013 inizia ad esporre le sue opere, trovando nelle mostre collettive e personali un riscontro di pubblico e di critica. Scrive poesie dal 2014 e dal 2017 si dedica alla ceramica ed alla tecnica raku. La manipolazione del colore e della creta sono per lei veicolo immediato per esprimere e comunicare le proprie emozioni, "la mia parte oscura e la mia luce". Dipinge spesso all’aperto, in simbiosi con la Natura, facendone il proprio soggetto principale, anzi, lasciando che "la natura entri nel foglio", sfiorandolo, e che "nel foglio rimanga la sua potenza". Dipinge su carta indiana, fatta a mano, sia con acrilici che con ad acquerello, di cui è veramente padrona. Conduce workshop e laboratori, sviluppando la comunicazione verbale e non, attraverso l’uso del colore. Ha collaborato con Comunità di recupero e con il Centro Teatrale dell’Università di Ferrara, con cui prosegue a lavorare. Ha tenuto alcune personali nel 2015, 2017, 2018 a Ferrara e rassegne Nazionali a Milano e Venezia.
Nella pittura..."Tutto il mio corpo è coinvolto. Non pianifico un obiettivo. Sono con il mio grande foglio, i miei colori e l’acqua. Sono i colori che giocano, e le mie mani giocano con loro. Ogni volta è una sorpresa."
"Vedere Smita mentre dipinge è quasi un rituale meditativo: tra la rilassante musica orientale, e le movenze lente e fluide con cui lascia prima cadere il colore e poi con le mani lentamente lo stende e lo sovrappone, lo amalgama o lo incrocia su questa meravigliosa e possente carta indiana, più forte e più spessa di una tela, che ne rende perfettamente la superficie intrisa e pronta a rispondere alle "carezze" o alle picchiettature e colate delle sue dita e braccia, si crea una sorta di "Mandala" libero e carico di emozioni simbiotiche con l’ambiente circostante. Per questo Smita ama dipingere nei boschi e nel verde, assorbendo la linfa vitale che ci unisce alla Natura più semplice e immediata, ricca di Vita e di energia. Si può considerare effettivamente una forma di action painting, dove il colore viene letteralmente buttato sulla tela, poi spalmato sulla superficie con l’ausilio di mani, braccia, gambe, tutte parti del corpo che possano dare forma al colore. Il fine ultimo è l’atto in sé, una danza, o una lotta, verso il supporto, per stabilire una connessione intima con la superficie da dipingere, ma in primo luogo con il proprio corpo e il proprio Io spirituale. Abbracciando l’atto fisico del fare pittura, Smita si fonde con la sua creazione, annientando la distinzione tra autore e opera, tra artista e creazione, in una grande, viscerale e profonda azione unificatrice. In questo modo espressivo vi è anche un richiamo all’arte cinetica, non nel senso più tradizionale, ma intesa come arte prodotta con il movimento. Si creano opere realizzate attraverso il corpo, che diventano un rituale, uno sfogo emozionale, liberatorio, pittorico e corporeo nello stesso tempo.
Allo stesso modo Smita si approccia alla manipolazione della ceramica e del raku. Il contatto richiesto con il gesto e il contatto diretto con la creta, dona alle sue creazioni l’imperfezione e l’originalità sia nelle forme che nelle cromie. I suoi "vasi" sono asimmetrici e vengono da lei plasmati ad occhi chiusi, così come alcune tele sono realizzate al buio, in modo da essere in completa simbiosi tra interiorità e materia o colore. I risultati sono spettacolari, soprattutto il raku, già di per sé creazione lasciata all’intervento degli agenti esterni, fuoco e cenere e acqua e foglie, che interferiscono con le cromie volute dall’artista, riuscendo sempre a donare un qualcosa in più. Altrettanto nei dipinti, l’immagine fuoriesce dall’astratto, che è sempre in divenire, sempre in febbrile attesa della prossima definizione, dirompente forza rinnovatrice; e le sue opere si riempiono di Natura e di emozioni profonde, completamente informali nella prima fase, e poi riescono a prendere forma, con l’aiuto di sfumature in bianco e nero, a volte con pennello, diventando foreste e boschi come quelli che circondano l’artista. Un processo voluto e non voluto, un insieme inscindibile tra pensiero e sentimento che passa nell’atto stesso del "fare", naturalemente e magicamente insieme... e come afferma Smita: "Vivere d’arte non è fare un quadro o una ceramica. È creare se stessi."
(Francesca Mariotti, 2018)

 
 
RiduciIntervista all'artista - Interview with the artist
   

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Fin da bambina ero attratta ed affascinata dai colori.

Era il mondo dove mi perdevo, dove giocavo e dove mi sentivo felice.

I miei occhi parlavano con i colori e con le forme.

Crescendo ho nutrito il mio impulso creativo esprimendolo in varie forme, ciò
ha contribuito a formare la mia personalità.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Incontrando l’artista pittrice Meera Hashimoto e la meditazione, ho trasformato la
mia forza creativa in uno spazio profondo, dove l’esistenza mi avvolge e mi conduce
in un viaggio creativo esprimendo me stessa attraverso l’intuizione e la totale
presenza.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Ogni volta che mi esprimo artisticamente, cerco luce, silenzio, profondità, libertà e
spazio.

Ogni volta incontro il mio specchio, la mia parte oscura e la mia luce.



C’e una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Nella mia ricerca artistica incontro ed affronto sentimenti, emozioni, difficoltà,
confusione, lacrime e risate.

Tutto il mio corpo è coinvolto.

Non pianifico un obiettivo.

Sono con il mio grande foglio, i miei colori e l’acqua.

Sono i colori che giocano, e le mie mani giocano con loro.

Ogni volta è una sorpresa.

Quando incontro una difficoltà come la mente, le abitudini ed i giudizi, cerco di andare in profondità e rompere i blocchi.

Inoltre adoro entrare nella natura con il mio grande foglio.

Non ritraggo la natura, ma è la natura che entra nel foglio.

L’ armonia della natura ha semplicemente sfiorato il foglio dove si è riposata e poi è andata via.

Nel foglio rimane la sua potenza.

È in questo momento che vive l’impulso creativo.

Il foglio è solo la possibilità di comunicare dall’anima.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Posso vivere il mercato solo quando lascio andare via il desiderio di diventare qualcuno.

Porto un’opera quando è l’opera stessa che parla ed io mi metto sullo sfondo.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Non posso dare consigli a chi vuole fare dell’arte un lavoro.

Tuttavia, essere totali nell’esprimersi artisticamente, porta ad accogliere ogni parte di sé, dalle più nascoste e dolorose fino alla gioia.

Vivere d’arte non è fare un quadro o una ceramica.

È creare se stessi.

È un percorso, che spesso è sconosciuto, ma trasforma la vita.

Il mercato può riconoscere il valore di questo processo e dargli una valutazione.

Tutto il resto lo segue.

 
 
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