RICCARDO BATTIGELLI  - Italia -

                                                                                   CONTATTI: riccardo.battigelli@tiscali.it

 

La Storia della sua Arte

PARTE PRIMA

Cap. I°
 RICCARDO BATTIGELLI - Pittore ‘’del silenzio della luce’’ -
Testo aggiornato della Prof.ssa B. H. Dejà de Bejis
CITAZIONI: Puglioli – de Bejis - Russo – Biondolillo – Pinto – Marasà – Conenna - Falossi – Immediato. - altri

“ Nel clima caotico dell’arte contemporanea e delle scelte del vivere dei nostri tempi c’è anche un ritorno alla ‘’pittura dipinta’’; o per meglio dire: ‘’a immagini percepibili che esprimono messaggi emozionali, comprensibili, evocativi’’.
E’ un‘’ritorno’’ in ricerca della Bellezza, che ha segnato, in senso distinguibile e valutabile, i suoi primi passi nell’ultimo decennio del XX° secolo ma caratterizzando una parte considerevole dell’arte contemporanea del Nuovo Millennio.
Non si tratta di intralci alle avanguardie o polemizzare sulle ‘’tendenze’’ del secondo ‘900 . E’ solo un recupero del “mestiere”, una sorta di atto di coscienza per la tradizione della pittura: E’ il senso culturale sentito da una consistente parte dell’umanità che prende le distanze dalla ‘’ indifferenza e superficialità’’ di un certo pubblico. E’ un senso responsabile di consapevolezza nei valori del Nuovo umanesimo.
In particolare si tratta di mettere in pratica la Buona Pittura, oltre che la Buona Scultura, la Buona Architettura e la Buona Fotografia; cioè le arti che sono l’antitesi e la conferma della Poesia.
Infatti, l’arte non è imitazione, bensì creazione, cioè produzione di realtà. È creatività incessante, intuizione e conoscenza del Tutto Infinito, espressione dell’Assoluto, di un’oscura e indipendente “potenza”, e osiamo affermare che porta il genio a produrre opere del cui significato è solo in parte consapevole, perché sono effetto di una produzione inconscia.
 Non c’è alcun intento di polemizzare con l’arte iconica o analitica o astratta, le quali hanno la loro ragion d’essere nei loro reciproci scopi e settori, se vigenti in un comune rispetto.
Non è neanche da considerare che ci siano rivalità con le così dette ‘’Installazioni’’ che sono tutta un’altra cosa negli aspetti comunicativi nel sociale. La differenza è che esse hanno altri scopi d’immagine e non apportano nell’intimità domestica e nelle memorie della vita famigliare i valori tradizionali della comunicabilità emozionale dell’arte così come sono demandati a esprimerlo un quadro o una scultura, poeticamente ed emotivamente godibili nella riservatezza e nello spazio dimensionale della propria abitazione.
In questo scenario, che da qualche tempo non proponeva novità allettanti, si pone ora in queste prime decadi del XXI° Secolo, al cospetto di un pubblico e di una critica sempre più attenti, la produzione di una Nuova Arte Figurativa, più attendibile e virtuosa, capace, nuovamente e finalmente, di emozionare, raccontare, suscitare memorie, documentare, emettere messaggi culturalmente percepibili; il tutto sempre nei paradigmi dei significati di Arte e Creatività dogmatizzati dai significati di Estetica per raggiungere la Bellezza.
Secondo Platone l’Estetica donava agli umani un senso di piacevolezza e appagamento di tale valore da indurli a considerare la Bellezza una cosa di grande importanza per la vita; quindi: l’Arte è Bellezza……..-
In questa ‘ Nuova Visione’ dove ora operano Artisti di grande talento, presenti in ogni parte del mondo, eccelle anche il lavoro del Secondo Periodo dell’arte di Riccardo Battigelli.’’

“Le vicende storiche dell’arte del XX° Secolo hanno mostrato come le avanguardie hanno lavorato all'insegna di un'evoluzione linguistica lineare che prendeva le proprie mosse dagli antenati nobili, ovvero le avanguardie storiche. La crisi economica, culturale, politica e morale degli anni settanta ha dimostrato che la storia procede per piani imprevisti, non linearmente[1].”
“ Partendo da questo presupposto la transavanguardia, come movimento di transizione fondato dal critico Bonito Oliva è un movimento italiano poco riconosciuto all'estero, ma che consente un’espressione di arte comunicativa, emozionale e comprensibile. Teorizza un ritorno alla manualità, alla gioia e ai colori della pittura dopo alcuni anni di dominazione dell’arte concettuale. Tende al recupero della pittura, come più sopra dimostrato, superando il linguaggio astratto-concettuale delle neo-avanguardie attraverso un ritorno a materiali e tecniche pittoriche già proprie di una secolare tradizione storica. In tal modo si identifica in una figurazione dai tratti espressionisti anche se rivolti al passato.”


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II°
IL PRIMO PERIODO – ’’ Nel Battigelli degli anni 1950 e ’60, esplode il senso lirico del colore. Toni sempre equilibrati e armonici che si abbandonano sulle sue tele con una freschezza e immediatezza paragonabile a un atto di ritrovata serenità che alterna alle più “castigate” esperienze del designer, dello scenografo e del costumista; attività alle quali, in quei decenni, si è dedicato con successo.
‘’ Nella sua pittura si riscontrerà, particolarmente nelle opere fra il ’50 e il ’70, una personale funzione essenziale del colore e delle cromie che, più di un’espressione lirica, diventano un elemento costruttivo dell’immagine; uno strumento che determina la scansione delle forme, il senso architettonico degli elementi cromatici, la significazione del reale e la profondità dei piani, inserendosi nella contemporaneità con una sua personale tipicità. Racconta una realtà visibile della sua interiorità spirituale che poi fortemente si presenterà nelle sue ultime opere prodotte nei primi decenni del XXI Secolo.
‘’ La liricità dei maestri impressionisti è riesaminata da Battigelli con un rigore concreto, spesso ridotto a quell’essenziale dedotto dalla pennellata ‘’piatta’’ ma sufficiente all’identità emotiva e figurativa del contenuto. Allo stesso modo, la spiritualità dei paesaggi e della pittura morandiana e i contenuti filosofici a lui trasmessi da Giorgio Morandi nel periodo della sua formazione artistica all’Accademia bolognese, non si risolvono nell’arte di Battigelli in una continuità manieristica ma si evolvono in nuove ‘’ Philosopy ’’ del tutto personali e scevre dagli ‘’ismi’’ di tendenze.
 ‘’ Si percepisce l’emozione che quest’artista capta dagli elementi naturali a lui cari: paesaggi, alberi, acque, cavalli, boschi, cose e oggetti comuni e anche ritratti e figure e opere di arte sacra. Ce ne riconsegna un’immagine che sfiora il senso dell’epico e del sublime.


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 ‘’ La grande quantità di dati che Battigelli comprende dal fenomeno della percezione, elaborata dalla funzione emotiva, si ricompone nelle sue opere in un ordine rigoroso della realtà visiva ma non imposto né voluto culturalmente per un’esigenza dottrinale o solo teorica, ma che sia generata dall’osservazione emozionale, penetrante e acuta del Battigelli, del quale rimpiangeremo sempre quel suo lungo periodo di silenzio nell’arte della pittura, in quegli ultimi decenni del XX° secolo, dato il livello interessante già raggiunto nelle opere di quel suo prolifico periodo degli anni fra il 1950 e il 1970 .”
Un importante riscontro di tali concetti più volte esposti nella critica bolognese dal Prof. Francesco Arcangeli, oltre che da recensioni come quella della Storica dell’arte Lidia Puglioli, allieva di P. Longhi e moglie di Pompilio Mandelli, (vedi pag 5), emerge anche da un articolo dell’Istituto dei Beni Culturali della Regione Emilia Romagna: ‘’Bologna dopo Morandi dal 1945‘’ , del quale se ne riporta una parte che riguarda anche il Battigelli del primo periodo:
<< ….. Il critico bolognese Francesco Arcangeli individuava, all’inizio degli anni cinquanta, un gruppo “padano” di artisti lombardo-emiliani che, in maniera del tutto indipendente, sganciandosi dall’ethos collaudato della mimesi, sviluppavano le proprie ricerche artistiche “frenati e animati da un rapporto: la natura” (Arcangeli, 1954).
Egli scorgeva negli ultimi naturalisti (fra cui: Ennio Morlotti, Sergio Vacchi, Sergio Romiti, Leone Pancaldi e altri ), gli autori capaci di un confronto viscerale ed espressivo con la vita, rinnovato esistenzialmente nel rapporto tra uomo e natura e nel suo linguaggio dall’arte informale, “componente ineliminabile della ricerca contemporanea”. …….. >> - <<….. Queste esperienze d’avanguardia critica e artistica, durate lo spazio folgorante di un triennio( 1955-1958), lasciavano un forte segno anche nei giovani artisti: Mario Nanni, Pirro Cuniberti, Andrea Raccagni, Alfonso Frasnedi, Germano Sartelli, Quinto Ghermandi, Luciano de Vita, Riccardo Battigelli, Vittorio Mascalchi, Concetto Pozzati, Vasco Bendini e nella ricerca più isolata e romantica di Lidia Mandelli Puglioli…….->> << Tale fronda dava ulteriormente conto della nuova esperienza visuale nella mostra ‘’NUOVE PROSPETTIVE DELLA PITTURA ITALIANA’’, tenutasi a Bologna nel 1962 a Palazzo Re Enzo, e nella quale si comprendeva un’incidenza assai più ampia a livello nazionale della nuova corrente artistica figurativa, di questi artisti.>>
In questa mostra, che ha segnato un punto focale dei nuovi orientamenti e contenuti della pittura bolognese di quegli anni, il Battigelli è stato fra i protagonisti Segnalati con la <>



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III°

‘’ Fra il 1948 e il 1960, nei soggiorni a Ardenza (Livorno),   fu in contatto con i pittori labronici Paolo Ghiglia, Cafiero Filippelli, Marc Sardelli e con altri pittori dell’eredità di Giovanni Fattori e esponenti di quella vivace ”congrega pittorica” livornese. Ebbe così modo di arricchirsi nella conoscenza “macchiaiola”, ma affinando l’istinto realistico attraverso le forti interpretazioni della natura e delle sue verità; lo compie rivisitando con propria percezione i percorsi tracciati da G. Fattori e dagli Impressionisti, per poi esplorare il solco profondo del suo Maestro Morandi del periodo di studi all’Accademia bolognese, percependone la liricità poetica ma senza mai cadere in imitazioni. Piuttosto ridiscutendone gli aspetti filosofici e formali che nel suo Secondo Periodo il Battigelli porrà in una nuova rivisitazione personale che si volge alla metafisica per poi osare riflessioni sulla fisica quantistica intendendola come perno fondante del ‘’mistero’’ fra l’essere e il divenire del pensiero creativo e dell’emozioni, nella inesorabilità dello scorrere del Tempo, dal passato al presente e alla proiezione nel futuro.’’
Questo concetto è stato anche rilevato e confrontato dal Dott. Richard Baldelli, direttore della Maecenas Sverige Academy di Stoccolma, in occasione della Mostra all’Ambasciata d’Italia, dove Battigelli esponeva, nel 2011, in rappresentanza dell’arte contemporanea Italiana. Nell’occasione ha ricevuto il Premio ‘’Città di Stoccolma’’ e il Dr Baldelli ha commentato: <<……. rappresenta con la sua opera in un intensa semplicità e profondità di composizione il concetto di Tempo come autentico, ossia in senso heideggeriano un "ora" che non è divenuta attuale e che lo diverrà in base al suo proprio poter esserci.>>

‘’ In molte sue opere dal 1950 al 1966-67, ma che propone poi anche nelle più recenti del nuovo millennio, raffiguranti paesaggi e nature morte, parrebbe che siano assenti la figura umana e gli animali; tuttavia se ne percepisce comunque il loro esistere oltre i filari dei cipressi, i profili di boschi e delle colline, o nelle vedute di paesaggi, anche se selvaggi. Le forme semplici di umili oggetti rurali presenti nelle sue nature morte e in diversi disegni, fra i quali emergono quelli dediti alla ‘’scomparsa Civiltà Contadina’’, palesano la testimonianza di percorsi storici e antropologici.’’
‘’Querce, Pini e Cipressi sono per lui come solitarie sentinelle del tempo, guardiani dell’infinito e del “mistero” della Grande Creazione. Inseriti ai margini di campi o lungo strade campestri o nel folto dei boschi, sono come un minaccioso “memento” agli uomini di buona volontà affinché si prodighino al rispetto del Creato e a non voler cambiare il mondo e la natura ad ogni costo.”
B.H.de Bejis


IV°

    ‘’ Dal 1956 al 1965 espone dipinti e disegni in varie Gallerie in Italia, in Libia, in Europa e all’One Gallery di New York dove riceve consensi dalla Critica (M. Vigo, David. N. Blakhmer) e a Bologna è seguito con benevola amicizia dai consigli critici di Lidia Puglioli Mandelli e di Francesco Arcangeli.  
Frequenta artisti e poeti suoi contemporanei fra cui il M° Carlo Corsi, i pittori bolognesi Vittorio Mascalchi, Luciano de Vita, Alfredo Frasnedi, Leone Pancaldi, la scrittrice Elena Gottarelli e altri.
A Milano, in occasione della Mostra di inaugurazione della Galleria della Fondazione San Fedele, è classificato con l’opera << Nudo Pensante>> (a fianco nella foto) e incontra Ennio Morlotti del quale, pur ammirandone l’arte, dissente circa le intenzioni del pittore padano di abbandonare il “naturalismo lombardo” per trasformarlo in un “informalismo materico”. Riccardo definirà quel genere “… un rischioso fenomeno di moda …’’.     Infatti, già da quel periodo Battigelli, pur se inserito nei temi delle tendenze del momento, tuttavia mantiene fermo il concetto di un figurativo <> personalissimo e autonomo, idoneo a trasmettere messaggi e un appello emozionale sui valori della natura; un Naturalismo che manterrà nel tempo il suo stato di essere.
  ‘’ Fatte le debite eccezioni, considera alcune tendenze di pittura non figurativa, come forme d’arte importanti come ricerca, ma il loro ‘’proliferare’’ (specialmente per mani di improvvisati ‘pittori’ imitatori) rimarranno casomai solo elementi di prevalente valore decorativo, più utili a scopi di arredamento piuttosto che a un vero linguaggio comunicativo ed emotivo oggettuale dell’arte e della bellezza, come la tradizione millenaria ci ha consegnato ‘’
B. H. de Bejis *


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BREVE PROFILO – note di B. H. D. de Bejis
Di famiglia di origini triestine, Riccardo Battigelli è nato a Firenze nel 1933.           E’ un pittore dal talento conclamato, anche se affetto da un percorso eclettico che parte negli anni fra il 1948 e il 1954 della sua formazione artistica all’Accademia di Belle Arti di Bologna, elargita particolarmente dai suoi amati Maestri: Giorgio Morandi, Pompilio Mandelli, Paolo Manaresi e Giuseppe Regazzi per la Pittura, Disegno, Incisione, Storia A. - Antonio Natalini per la Scenografia. - Giovanni Michelucci, Italo Gamberini, Giovanni Klaus Koenig e altri, alla Facoltà di Architettura di Firenze.
 Come pittore esordiente si è affermato a Bologna negli anni fra il 1950 e il 1970
Ha eseguito con successo diversi design per Industrie di Mobili e Componenti di Arredo,   progetti di Interior Designer, ristrutturazioni, negozi, abitazioni, e altro.  
Per eventi, a volte avversi (e dolorosi) del vivere, si è allontanato, ma solo ‘’fisicamente’’ dalle scene attive dell’arte della pittura e vi è poi attivamente ricomparso nei primi anni del Nuovo Millennio.
^ La pittura di Battigelli è permeata da un suo dialogo espressivo che sperimenta sempre la sintesi della ricerca in perfetta simbiosi fra sogno e realtà, continuamente alla ricerca dell’anima delle cose. Si propone, infatti, per una singolare forza istintiva sempre coerente fra le emozioni che subisce dalla natura, ciò che da essa percepisce e ciò che è poesia. Sono l’equivalente di un’iconografia realistica, una gestualità solenne e un cromatismo controllato ^.
Più avanti si vedrà come la sua produzione figurativa più recente, di Nature Morte, di Paesaggi, di Nudi e Ritratti, prodotta nei primi decenni del XXI° Secolo, si colloca nuovamente nelle forme poetiche di una pittura che guarda al passato ponendosi nella realtà del presente. Come ‘’peso’’ culturale, subisce la lezione degli Impressionisti e dei Macchiaioli, sente la presenza di certi aspetti del Novecento italiano, si pone nella contemplazione di Renoir e di Manet ma soprattutto medita sul fascino che gli provoca l’arte di Paul Cézanne, a sua volta già amato da Giorgio Morandi, del quale ne è stato allievo ma solo spiritualmente proseguitore.
       “ Battigelli sceglie la difficile via dell’interiorità: essenza come metafora della morte per esaltare il rispetto e l’importanza per tutto ciò che ha vita, ma come vincolato al processo delle memorie.” “ Questa sua indole libera e priva d’imitazioni (copiature) conduce alle avanguardie storiche della cultura del recente passato e dei tempi attuali; un percorso lungo e sofferto, iniziato nei primi anni ’50 del XX° Sec attraverso Cézanne fino a Morandi, per poi cercare un approdo nell’ agitato mare della contemporaneità. - Tuttavia è presente una profonda cultura nella composizione e la matura coscienza della funzione del disegno che valorizza il senso prospettico, avvalora la funzione della luce e del colore e sa come mettere, con saggia evidenza, il senso emotivo del Bello interiore nella musicalità del simbolismo di una italianità universalizzata.”


SI RIPORTA LA RECENSIONE DELLA DR.SSA LIDIA MANDELLI PUGLIOLI      scritta nel 1966 sul Resto del Carlino per il II° Premio Montagnola a Bologna.
Nota: Questa recensione apre un quadro informativo sui caratteri personali e artistici del Battigelli. Vi si avvertono aspetti importanti della sua produzione e degli eventi artistici in quel Primo Periodo bolognese, ma che diventeranno utili anche per poter meglio comprendere i contenuti della sua ultima produzione.                    
      << L’opera ‘’RIFIORITO IN PRIMAVERA’’ è un dipinto del 1956 di Riccardo Battigelli. E’ del suo periodo giovanile e ora il II° Classificato al Premio Montagnola 1966. Nel quale si percepiscono gli influssi del suo Maestro Giorgio Morandi in primis e anche di Pompilio Mandelli. Infatti, si è formato all’Accademia Bolognese, ma ha anche compreso l’arte di Cézanne.
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< << In questo dipinto “Rifiorito in primavera”, del marzo 1956, come in molti altri di questo suo felice periodo giovanile, il colore signoreggia sulla forma dell’oggetto. Forma determinata in un trionfo lirico della cromia, espressa con pennellate ampie e piatte e ognuna collocata con precisa decisione nel punto giusto e nella spazialità consapevole. E’ il canto di primavera che erompe nel subbuglio cromatico che emoziona, evoca, rende una piacevole consapevolezza di naturalità. E’ il divenire del tempo. E’ il segno ineluttabile del nostro sopravvivere. Ci avvince e tocca nell’intimo. - Mi vengono a memoria opere viste nel suo studio di Piazza Aldrovandi. Eloquenti e puntuali nel sentire e narrare luoghi ed emozioni degli autunni bolognesi e della Bassa, come quelle già esposte al premio Casalecchio, al Re Enzo, o alle mostre di Ferrara e Modena. In tutte i colori a piatte ma sapienti pennellate dicono, nel suo modo unico, le emozioni d’arte di luoghi e momenti e stagioni.
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Lidia Mandelli Puglioli – Bologna - aprile 1966

VI°

L’ULTIMA OPERA DIPINTA NEL ‘’PRIMO PERIODO’’

Commento del 2003 di B. H. D. de Bejis sull’opera:
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( Foto 3) - olio su tela 80x90 – autunno 1966 –
Collezione privata

- E’ l’ultima opera del periodo antecedente “l’interruzione” dell’attività pittorica iniziata nel 1949 e interrotta alla fine del 1966. E’ evidente il tema allegorico, anche se ne sono celati alcuni significati reconditi. Presumibili significazioni personali. Infatti, l’opera è pervasa da un’intensa carica emotiva ed espressiva, effusa dalle figure ed enunciata dalla materia pittorica, dalla grafica, dalle scansioni compositive provocate dalle cromie spesso monocromatiche, impresse da strappi segnici di ampie pennellate e colpi di spatola, irrequieti, tormentati, impulsivi ma anche riflessivi e calcolati nell’evidente dramma emotivo dell’intera composizione. La cui lettura ci lascia nel fascino dell’enigma delle due figure protagoniste, di quelle accennate nello sfondo a destra, di quelle strane forme architettoniche alle spalle (forse ricordi di opere compiute?), della figura seduta che par che guardi con triste distacco le forme simboliche di un qualcosa che si sta dissolvendo: un libro aperto, una squadra da disegno, una matita, un’anfora con due manici che pare un teschio posto a testimonianza dell’essere e del divenire. Testimonianze di un solco già percorso.
Oppure, è la fine di un passato vissuto che si conclude, con amara tristezza, nell’urna dei ricordi volgendo verso la conclusione del vivere, anche se quella mano di donna dal volto senza tempo, posta sulle stanche spalle vuol forse presagire a una segreta speranza nel futuro.    
Barbara H. D. de Bejis – 2003


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VII°

Le Attività Artistiche del Primo Periodo:
Breve cenno dei lavori di scenografia, architettura, design.

   Nel suo primo periodo bolognese, oltre alla pittura, esegue lavori di architettura e interior designer, come lo Stabilimento e la Casa Mazzanti; la Villa Zeccoli, la Villa Tagliaferro, molti Negozi, Bar e Locali Pubblici, fra cui il Ristorante Il Fagiano, il primo Self Service di Bologna in via Marconi, Stand Fieristici, Appartamenti, Recuperi, Restauri e opere di Culto Religioso, fra cui l’Oratorio con la ‘’Cripta di Lourdes’’ a Castelnuovo Rangone (MO). Ha collaborato nel progetto della Chiesa del Complesso Parrocchiale   ^La Sacra Famiglia^, a Bologna. Ha progettato la Cappella di Tutti i Caduti della Linea Gotica, alla Verucchia MO
   Ha progettato ed eseguito Scenografie e Costumi per diversi teatri, tra cui al Teatro Duse di Bologna. Al Teatro Regio Di Parma Nel 1956, con la Scena e Costumi per ‘’LA SECCHIA RAPITA,, di A. Tassoni, riceve il premio per la ‘’Migliore Scenografia’’ – (foto 4 e 5)


 
A SARSINA, nel 1956 -
SARSINA – in Romagna, CITTA’ NATALE DI TITO MACCIO PLAUTO –
(Sarsina 250 A.C. – Roma 184 A.C.).  
 Nel 1956 Battigelli è incaricato dal Comune di Sarsina della progettazione della Cavea e Arena* per le Manifestazioni della Classicità Teatrale perché le intenzioni e i programmi degli Amministratori, erano quelle di poter dare, nella Città di Sarsina, una futura continuità al teatro Greco-Romano iniziando dalle attività Teatrali delle compagnie di attori, registi e scenografi dei Teatri Universitari Italiani e Europei.
Nell’attesa, che si protrarrà per anni, di poter realizzare, in pianta stabile, la Cavea ( koilon o cavea è l'insieme delle gradinate di un anfiteatro, cioè di un teatro classico), Battigelli propone di realizzare una Platea provvisoria, (FOTO 5), per dare l’inizio inaugurale alle Manifestazioni del Bimillennio di Tito Maccio Plauto, e istituire il PLAUTUS FESTIVAL con manifestazioni del Teatro Classico con ininterrotta frequenza annuale.  
Per l’inaugurazione del Bimillennium Plauti, che in seguito sarà detto ‘’Il Plautus Festival’’, progetta una Platea e Palcoscenico provvisorio adatto alle manifetazioni dell’Inaugurazione. Ne esegue le Scenografie e i Costumi per mandare in scena il Miles Gloriosus e   I Captives, le due opere di Plauto scelte per l’inizio del Festival Plautino.
Ne consegue un confortante successo beneaugurale per il proseguimento delle annuali manifestazioni. Le quali proseguono fino ad oggi ininterrottamente da quel lontano 1956 -  
   NOTA: L’esecuzione del progetto della Cavea (gradinata per gli spettatori negli anfiteatri dell’antichità Classica) sarà poi ultimato da altri progettisti negli anni ’90, distorcendo   ‘’lo spirito della Cavea’’ rispettato nel progetto originale, senza peraltro nulla comunicare al Battigelli. (probabilmente per la sua nota ‘’uscita di scena’’).

 

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VIII°
Dal 1950 al 1967 espone dipinti in Italia, Europa, Nord Africa e Stati Uniti.
La sua arte riscuote crescenti consensi, tanto da valergli, fra il 1954 e il ’57 dei Premi alla San Fedele a Milano, al Montagnola di Bologna, Il Premio Acquisto Comune di Casalecchio di Reno (BO) e ‘’La Targa’’ al Palazzo Re Enzo a Bologna, diverse Mostre alla Galleria La Loggia di Bologna con diverse vendite di suoi paesaggi. Riceve un premio alla Galleria Numero di Firenze e un ‘’Reported’’ alla ‘’One Gallery’’ di New York con l’opera “Music sense” del 1954, con la quale sarà il Primo Classificato al Concorso “MusicArte’’ nel 2013, alla leggendaria Galleria delle Giubbe Rosse a Firenze.
In particolare, negli anni bolognesi, fu osservato positivamente dai Critici Lidia Puglioli e Francesco Arcangeli che ne valutarono le nuove esperienze dei contenuti proponibili a livello nazionale della sua interpretazione della nuova corrente artistica neo-figurativa, mostrati ALL’ESPOSIZIONE DELLE NUOVE PROSPETTIVE DELLA PITTURA ITALIANA, aperta a Bologna al Palazzo Re Enzo nel 1962.
In quell’occasione il Battigelli aveva esposto le seguenti opere dipinte fra il 1954 e il 1958, che ricevettero i consensi di Arcangeli, Puglioli, Gnudi : FOTO 6 - Autunno nella Bassa bolognese - FOTO 7 - ‘’Cromie d’autunno nel giardino di via Busacchi ’’ - FOTO 8 – “Sinfonie d’Autunno nel giardino di Via Busacchi - BO”- FOTO 9 - Tre donne sedute in rosa ‘’- FOTO 10 - ‘’Quei due che Insieme vanno – Anche il Mà Morandi, che vide i quadri foto 7 e 8 in altra occasione, espresse il suo ‘’l’è bon’’.


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IX°

L’ESODO
Nel 1967 un doloroso evento famigliare fu causa della triste sospensione dell’attività artistica e progettuale.
Nell’autunno di quell’anno chiuse lo studio e lasciò Bologna.
Si trasferì a Tripoli, in Libia, dove aveva in corso dei lavori di architettura e design.   Poi tentò un assistentato alla Scuola di Taliesin West, di Franck LLoid Wright a Phoenix, in Arizona, USA. Ma il grande M° era scomparso e l’originario clima mecenatico se ne era andato con lui. Fu costretto a desistere nell’impossibilità di sostenerne i relativi costi. Grazie al suo amico Ten. John Joel McDowell, figlio del comandante della American Basis di Tombolo (Livorno), conosciuto all’Ardenza anni prima, trovò lavoro nel Ranch dei nonni McDowell nel NM. Visse intense esperienze e apprese saperi diversamente acquisibili altrove.    
La dura ma esaltante vita di cowboy, cavalcando dietro le mandrie e radunando il bestiame nella natura ancora ‘’vera’’ e selvaggia di quei luoghi, l’aiutarono, in qualche modo, a mitigare il grande dolore del distacco dai figli e ….. ;   ….. dal suo amato Ambiente Artistico bolognese.        
Eseguì disegni e schizzi della vita del Ranch. Ebbe contatti con i Nativi Americani dai quali acquisì i valori della spiritualità dei loro saperi e del loro concetto di vita che lasceranno in lui un forte segno di significati, di memorie e della loro travagliata Storia …… dopo la ‘’scoperta colombiana’’.

IL SECONDO PERIODO

Cap. X°
Torna in Italia nei primi anni ’70 alla notizia delle pessime condizioni di salute del padre.
Si trasferisce nella Fattoria di famiglia, in Toscana, per stare vicino a suo padre, Ingegnere in pensione, che aveva tanto desiderato trascorrere la sua vecchiaia nella sua tenuta. Riccardo lo coadiuva nella conduzione dell’azienda fino alla sua scomparsa nel Settembre del 1979.
  Si dedicherà ad attività di ranching, di allevamento e di speciale addestramento dei cavalli con metodi ‘’gentled’’ acquisiti dai Nativi Americani. Questo gli ha consentito di organizzare una didattica equestre atta alla conoscenza dei VALORI DELLA NATURA E DEL PAESAGGIO, fatti ‘’scoprire’’ ai suoi ospiti-allievi, alloggiati nel Ranch, per mezzo del cavallo, considerandolo quale soggetto fondamentale per l’escursionismo nella Natura e integrato con esperienze di DISEGNO DAL VERO.
Pochi anni dopo, nel Dic. 1988, perde anche la madre e a quel forte dolore è confortato dalla moglie Wanda Falorni che aveva sposato in seconde nozze nel 1976 e dalla quale ebbe il figlio Daniele che poi lo coadiuverà con amorosa passione, insieme alla mamma, nella gestione dell’azienda.
Nel 2003, già pensionato, con una magnanima scelta di trapasso generazionale, lascia il Ranch e ogni suo avere al figlio Daniele che con la sua giovane sposa ne continuerà le attività paterne.
Si ritira in un’antica Canonica sulle colline di Montaione, ne restaura tetti e strutture e riorganizza un suo Studio di Pittura. Vi colloca buona parte della sua produzione anni ’50 e ’60, artistica e progettuale ( superstite ), riordina e cataloga documenti epistolari di famiglia e resti di progetti di architettura e ingegneria eseguiti da suo nonno Francesco. Si tratta di importanti opere da lui eseguite nelle ultime decadi del 1800, fra cui la Diga di Assuan, il Museo Egizio del Cairo, ponti girevoli sul Nilo, palazzi e ville a Firenze e a Livorno e altre importanti testimonianze di studi idro-eco-climatici per la qualificazione delle portate di humus del Nilo per il miglioramento della produzione agricola del Delta, favorita anche da un nuovo canale da lui appositamente progettato. Il grande beneficio di irrigazione umica così ottenuta ha portato l’agricoltura egiziana a ottimi livelli, poi fortemente decaduti per l’effetto della Diga Nasser degli anni ’90.

Dal 2005 torna a dedicarsi a pieno titolo alla Pittura.
Prova momenti di sconforto alternati a migliori circostanze per le difficoltà che incontra ad essere riconosciuto nell’attuale situazione dell’arte contemporanea, la quale oggi, a differenza degli anni dal 1950 al 1970, richiede cospicue quote di partecipazione per ogni opera esposta e senza che si riscontrino auspicati e promessi ritorni.
E’ indubbio che oggi l’arte è alla deriva, manca un pubblico interessato all’arte, quello che ama appendere alla parete di casa sua un quadro del quale apprezza il soggetto perché gli piace e gode dell’emozione-messaggio che ne riceve. Prolificano in modo delirante le Gallerie, gli editori, i curatori e altri connessi al sistema mostre. Le quali sono finanziate da quote di partecipazione, quasi sempre esagerate, sempre motivate per ’’ importanti ritorni’’ che mai si realizzano e quasi sempre non è rilasciato alcun documento fiscale dato il dilagato ‘’servizio onlus’’ . Tuttavia, se molto per caso, un artista vende un quadro, non potrebbe farlo se non ha la partita iva. Oltre al paradosso legislativo, l’arte e gli artisti, quelli veri, subiscono la negazione del valore di un pubblico interessato all’arte; quella contemporanea di artisti veri ‘’di giorno su giorno’’ e non degli inclusi nei giochi speculativi di un mercato d’arte che con l’Arte centra assai poco.

   I dipinti dell’ultimo periodo (che riparte dal 2005) risultano dinamici e scevri dal peso di aneddoti o racconti saccenti, ma sono invece impostati unicamente sul significato immesso nella forma colmata di sentimenti, emozioni e memorie. Sono evocanti serenità e insieme sofferenza che diventa emozione e narrazione anche di memorie animate da un nuovo modo d’impasti cromatici ricchi di terre e sabbie macinate che donano colori naturali, definibili come antropologici, sempre convincenti, che sono elementi di congiunzione con la nuova terra di Toscana, dopo i suoi esordi iniziali degli anni ’50 e ’60 nelle terre dell’Emilia Romagna. Il fatto di ricercare le terre, le sabbie, le pietre, le bacche per generare le polveri dei colori che lui usa nella sua tecnica pittorica è come qualificare un legame di appartenenza alla natura e al territorio a lui circostante.  
   Chi osserva le opere di Battigelli è come costretto a leggerne la particolarità dell’immagine tramite un’indagine ravvicinata. Soffermandosi sul macro-dettaglio del pennellare, che nel Primo Periodo poteva divenire anche liberamente astratto, ora conduce sempre e comunque a un’immagine percettibile e distinguibile. Induce a scoprire il discorso emotivo nascosto ‘’dietro il segno e sotto la pennellata’’ che porta a riflessioni sul sentore che ancora qualcosa dovrà accadere.
La pittura di Battigelli è una scena fuori dal tempo. Entra contemporaneamente nel tempo presente e si volge al divenire collocandosi oltre il racconto. Si pone fra gli archetipi e il reale dove domina la poesia e dove il tema, di paesaggio o natura morta, sempre prescelto, ci restituisce con caratteri nuovi la sorprendente vitalità della manualità matura della pittura e del disegno, qualunque siano le prerogative dell’immagine.
 Nelle sue pitture emergono l’essere e la sostanza delle cose attraverso la materia che ne impone la forma percepibile oltre il senso metafisico che avvolge l’opera.


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XI
Le NATURE ‘’ INERTI ‘’ di Riccardo Battigelli
Con note dell’autore riordinate a cura di B. D. de Bejis,- 2009, 2011 e di A. Immediato – 2016 -

    L’opera: “Kronos, il tempo che scorre su cose abbandonate”, del 2005, (foto 9) è stato esposto alla Maecenas Sverige Accademy di Stoccolma. Riccardo Battigelli era stato invitato, nel 2011, a rappresentare in Svezia l’arte Italiana di artisti della seconda metà del ‘900, in occasione del 150° dell’Unità d’Italia nelle manifestazioni all’Ambasciata d’Italia e in altre sedi.
Alla Bellange Atelier Gallery di Stoccolma ha conseguito il Premio Città di Stoccolma 2011.  
   Anche “ Cronos e le cose davanti a una finestra”, (foto10) del 2009, è un olio su tela, come il precedente. Entrambi presentano alcune particolarità tecniche, presenti anche in altre opere di Battigelli, come ‘’ … di ciò che fu … ‘’ (foto 20 ) e ‘’ lanterna, fiasco, cardo secco, brocca e macinino) (foto 12), per ottenere un vibrante risultato “granuloso” e le tonalità come ferme nel tempo.
   E’ quel Tempo, Cronos, definibile “ come autentica verità; ossia in senso heideggeriano, ‘’ dove, un ‘ora’ che non é ancora divenuta attuale ma che lo diverrà in base al suo proprio poter esserci.”
<< La composizione di quest’opera,>> - dice il Battigelli - << è apparentemente semplice. Con essa si ripercorre, per certi tratti, la pittura delle nature morte dello scorso secolo e che in qualche modo mi accostano al mio antico e amato Maestro Giorgio Morandi, ma ho voluto che la “narrazione”, apparentemente celata, di una storia, di un evento o un momento di vita, evochi una memoria e si percepisca dalle emozioni provocate da forme, luci e ombre di oggetti, umili e comuni ma usati nel quotidiano di una vita modesta già percorsa anche in un passato, certamente trascorso con gioie, dolori e sacrifici di una vita rurale; oggetti di un tempo passato ma che si inseriscono in azioni del presente che continuerà o muterà nel domani >>.

Le sperimentazioni pittoriche di Battigelli si unificano in una filosofia della visione e in ogni sentimento emotivo, evocativo e narrativo dei soggetti-oggetti derivanti dall’insieme del disegno, forma, soggetto, luce e dall’impasto della materia pittorica fino alle emozionalità percepite. Diventa come un percorso quantico fra materia, tempo, luce, emozioni, eventi: cioè storia e quindi poesia; tutte contengono l’energia dei sentimenti umani nella dualità con gli ‘’oggetti-soggetti’’ e che finiscono nella creatività dell’arte se n’è presente il necessario talento. Come dice Riccardo: è l’energia dei sensi che diventa arte e poesia.
<< La risposta >> continua il Battigelli riferendosi ai suoi dipinti, <> - << Oltre ai paesaggi, al nudo, ai cavalli e alla figura, le Nature Morte rappresentano, per me, un importante aspetto della mia pur modesta arte; cerco di esprimere le possibili significazioni che Cronos (il Tempo), Kairos (un periodo indeterminato di tempo in cui qualcosa accade) e Ananke (la personificazione del destino) determinano l’essere e il divenire delle cose che ci circondano e sono le protagoniste e le memorie del nostro vivere. -      Sono come un passato e un presente   che si proiettano nel futuro per essere i soggetti e i Quanti dei ricordi e delle memorie   di eventi vissuti che divengono storia, anche se i protagonisti sono solo umili oggetti evocanti. Oppure finire nel nulla, pur rimanendo materia. >>
<< Il fascino di queste riflessioni mi ha indotto a rappresentare, con semplicità visiva, il carico di   sentimenti e i significati evocanti dei messaggi che ne derivano, utilizzando “granulosi” impasti cromatici, per rendere vibrante e con senso di sospensione temporale le immagini, come nei   dipinti su citati, ma anche in “Elusione” del 2010 e altri. >>
<< E’ probabile che chi guarda le nature morte solo superficialmente, non riesca a identificare queste motivazioni e i relativi contenuti; ma mi conforta aver ricevuto pareri positivi da chi le ha percepite e poi comprese e condivise a seguito di attenta osservazione.  
<< Credo che il guardare un’opera con senso percettivo e riflessivo si possono scoprire valori derivanti da sensazioni emotive e misteriosi messaggi anche in una particolare natura morta che non sia concepita solo come “” oggetto da arredamento’’’.  
<< Nello scegliere gli oggetti che compongono le mie ‘’nature inerti’’ e nell’immaginare la composizione in ogni elemento e significazione di essi, mi è venuto di pensare che il Tempo, inteso come dimensione plasmante delle cose, dei luoghi e delle loro identità è il protagonista e “guru” di tutto ciò che un’opera, rappresentante ‘’oggetti-soggetti di una Natura Inerte in quel modo concepita, possa comunicare emozioni, sensazioni, percezioni, intuizioni e quant’altro l’io di chi osserva l’opera possa essere in grado di comprendere. >>
<< Sono del parere che con la forza creativa e interpretativa dell’arte è possibile instaurare un linguaggio capace di evocare e raccontare attraverso le immagini la storia passata vissuta dagli oggetti, facendo percepire suoni, parole, odori, emozioni, di eventi di vite esistite in un passato indefinito o definibile. - Diventa un racconto nel Tempo espresso da quegli oggetti, umili o lussuosi, ma comunque appartenuti, utilizzati, amati, custoditi, gettati; ma che sono la risultanza di un percorso di vita, di ricordi di eventi di umane storie.>>
<< Le opere d’arte quali ‘’queste’’ Nature Morte (o meglio inerti) assumono, insomma, il ruolo di tramite tra ciò che eravamo e ciò che siamo, trasmettendo il tutto verso il futuro. Ciò aiuta a prendere consapevolezza delle nostre identità e storicità; un elemento sfuggente e in continuo cambiamento antropologico. >>
 << La scelta dei titoli delle opere, come “ Cronos e le cose davanti a una finestra” o “ Kronos: il tempo che scorre su cose abbandonate”, o altri sempre un po’ inconsueti, come ‘’Trascorrimento Quantico del Tempo’’ (foto9), o ‘’Aenigmaticus’’ ( foto 11)   cercano di significare, nella realtà degli oggetti che ci circondano, proprio il ‘’narrare’’ del passare del tempo come forza ancestrale e inarrestabile che ci riguarda da vicino nel quotidiano, ma anche evocarne la spinta verso il futuro auspicandone una evoluzione positiva (quale il riciclo) e la tendenza a un reale “miglioramento”.
   << Altro elemento che emerge nella ‘’riflessione’’ sul concetto di Natura Morta o meglio di Natura Inerte è il “senso’’ del Tempo; un concetto che si può intendere nella sua significazione complessa legata all’universo delle sensazioni fisiche, intellettive ed emotive, che ci mettono in condizione di riconoscere l’entità del mondo che ci circonda, fino a percepirne il grandioso e incontrovertibile “senso” dell’Universo-Creato” e di Dio presente in ogni Universa Cosa.>>

<< Concludo affermando che concepisco le possibili significazioni che Cronos (il Tempo) determina l’essere e il divenire delle cose protagoniste e memorie del nostro vivere, già compiuto nel passato, attivo nel tempo presente e proiettato nel tempo futuro che diventa anche ‘’percezione dei sensi nel tempo.’’ Anamnesi che coniugano i sensi e i contenuti delle immagini a una prosecuzione di pensiero metafisico che tende a risolversi nel tentativo di creare una ‘’PITTURA QUANTISTICA’’ che basi le sue fondamenta sull'evoluzione spontanea del pensiero poetico ( come da sempre ho perseguito) nei confronti di oggetti antropologici umili, di uso rurale e primario - anfore, brocche, fiasche, ceste ecc – e il concetto della loro sostanza (hypokemeinon) con linguaggi visivi dove incida la realtà, il sociale, il fruitore, l'osservatore e dove il tempo non sia lineare, ma si evolva secondo i ‘’dogmi’’ filosofici e della fisica quantistica fino a compenetrarsi nella psiche della percezione Umana.>>                    
 R.B. 09-2016


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XII


   “ Per il Battigelli l’astratto si materializza nel concreto. Per lui un concetto metafisico della visione di oggetti o cose non deve per forza essere rappresentata da fantasie difficilmente perscrutabili e di difficile individuazione dei contenuti. Nei suoi dipinti permane la percezione realistica o oggettivistica che individua il fondamento ultimo delle cose in una realtà esistente in sé antecedentemente al pensiero, a un momento storico precedente che percorre il presente e passa nel futuro ma sempre ponendo la realtà ultima nel principio conoscitivo e intellettivo fino a combinarsi nella psicologia o con la logica o con la dialettica e, infine, anche con l’etica, quando il Regno dell’Assoluto sia considerato realmente nella sfera dei valori morali; la Luce della Bellezza, quella ‘luce’ che nelle sue opere è guida e mistero della forma o meglio, dell’oggetto-soggetto.”
   “ Dal condivisibile pensiero di Riccardo Battigelli si deduce che per lui la sensazione dello scorrere del tempo diviene come lui stesso dice, ‘’ percezione dei sensi nel tempo.’’  

Da una nota del 2010 della Pr.ssa B.D.de Bejis


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RECENSIONI


In riferimento alle NATURE MORTE   e ai   PAESAGGI di Battigelli,
la Dr.ssa Azzurra Immediato scrive:

<<… le opere di Riccardo Battigelli sono sempre intrise di un lirismo carico di emozioni, anche quando si soffermano ‘’semplicemente’’ su umili oggetti e momenti del quotidiano ….. ma è   forse è proprio in ciò la bravura: saper trarre dall’ovvio una essenza; questo non è da tutti … !>>
     

Nel 2015 Recensione sull’OPERA; Natura Inerte: ‘’Il Macinino da caffè, due vasi e cardi secchi’’ – FOTO N° 13   (ora in permanenza alla Galleria Pulcherrima di URBIS et ARTIS a Roma)

<< Quando si osservano, si analizzano le opere dell’artista e Maestro toscano Riccardo Battigelli, non si può evitare di far correre il proprio pensiero alla lezione di Giorgio Morandi, il pittore bolognese di cui Battigelli fu allievo. Ritornano echi a far notare come la lezione del M° bolognese fosse stata compresa, interiorizzata ma anche, naturalmente, reinterpretata. Gli anni americani di Battigelli hanno determinato anche un cambio di prospettive, uno sguardo altro che si è rivelato arricchente e teso verso un infinito non solo pittorico ma, in special modo, emozionale. - Tuttavia, di tanto in tanto il ritorno alle origini si fa sentire e il lirismo delle piccole cose prende il sopravvento. Una poesia delicata, che trova un parallelo ontologico con versi di Quasimodo e di Pascoli. Un compendio sul quotidiano in cui è riposto il sentimento di ciascuno di noi.  
L’opera che il maestro Battigelli qui presenta, si intitola << Natura Inerte: ‘’il Macinino del Caffè ..….’’ >> in cui, sin dal titolo, si apre una volontà tanto evocativa quanto aperta alle interpretazioni più ampie e soggettive lasciate all’osservatore.
Quelli che possiamo considerare oggetti remoti come i macinino del caffè sono come imprigionati, o meglio, cristallizzati, in un austero sfondo dai colori delle terre toscane, tanto da far apparire l’intera composizione come immersa in un rarefatto ambiente. Un senso di mistero pare avvolgere e pervadere la scena, che si presenta semplice, raccolta, con una composizione armoniosa definita da sottili variazioni di cromie, tale da trasmettere un senso di serena meditazione. Una natura morta, o meglio ‘’Inerte’’ come la nomina Battigelli, che si rivela pocontemplativa, caratterizzata dalla potenza della semplicità attraverso cui emerge la volontà di esprimere la purezza e la bellezza poetica di quegli oggetti che, solitamente, cadono nell’oblio dell’indifferenza quotidiana.
Ancora Morandi affermava che ‘’si può dipingere ogni cosa, basta solo vederla’’ e, oggi, Riccardo Battigelli ci mostra esattamente che ciò accade e si rivela, stupendamente, una sorpresa.
Dipinti come questo, infatti, paiono incantare l’osservatore ma, soprattutto, trasportarlo in una intima visione; molti di noi … conservano in casa o hanno usato un macinacaffè e tale ferma immagine di Battigelli si traduce in una scena di famiglia, in un ricordo, in un momento che, grazie alla sua opera, il maestro ci fa rivivere. Una scena simile la ricordo a casa di mia nonna .. ………>> - << La Natura Inerte di Riccardo Battigelli si tramuta, per me, in un ricordo lontano, ma ancora vivo, capace di mettere in scena, nella mia mente, momenti di vita familiare a cui tanto sono affezionata.
La potenza dell’arte è anche nelle piccole cose e Battigelli sa estrapolare l’anima dagli oggetti e dalla natura porgendoceli importanti in maniera mirabile.                                        Bologna 09/015 Dr.ssa Azzurra Immediato

Bologna, Maggio 2016 - Recensione della Dr.ssa Azzurra Immediato –
GALLERIA FARINI CONCEPT- BOLOGNA-
– Recensione sull’Opera ‘’ TRAMONTO SUL MONTE SERRA’’ -anno 2011-

<< Il Sole è già oltre il profilo del Monte Serra, (alle spalle di Pisa), nascosto dalla sua vetta. Rimangono solo i riflessi degli ultimi raggi che tingono il cielo di calde e passionali sfumature arancioni e rosse che sfidano il grigio delle nubi e l’arrivo del buio. Le nuvole tagliano la composizione e l’orizzonte, mentre ciò che viene rivelato è la potenza ed immensa gloria della Natura.
Ed è il Tramonto sul Serra, dell’artista Riccardo Battigelli, a destare queste parole. Purezza delle forme, potenza della cromia, elevazione dello spirito, l’emozione come fil rouge di tutto: ecco, come in poche parole potrebbe essere definito l’intero percorso artistico del Maestro Riccardo Battigelli, che mai si è plasmato su quelle che lui stesso definiva, negli anni ’50 e ’60 del 900, ^^ momentanee mode, spesso pericolose all’arte^^ .
Nato a Firenze nel 1933 da una famiglia di artisti e di architetti friulani, che annoverano tra i tanti loro progetti delle ultime decadi dell’800, il Museo Egizio del Cairo e la prima Diga di Assuan, è cresciuto in un ambiente eclettico, colto e determinante per la sua formazione. Gli studi accademici e gli anni successivi , lo hanno portato a conoscere e a confrontarsi con i principali esponenti della critica e della storia dell’arte della seconda metà del Novecento, fra cui Arcangeli, la Puglioli e altri. Fu allievo di Giorgio Morandi. Conobbe i seguaci di Fattori e lo spirito dei Macchiaioli, così come si nota dalle opere del suo ‘’’ Primo Periodo ‘’’.
Studiò e lavorò a Bologna, mentre i suoi lavori trovavano spazio in esposizioni e collezioni private al di qua e al di là dell’Oceano. Esperienze Americane, inoltre, quelle vissute sulla propria pelle, negli anni in cui le sconfinate terre del West lo accolsero, mostrandogli, ancora, quali meraviglie era stata in grado di concepire e compiere la Natura.
Dopodiché un lungo periodo di assenza nel mondo dell’arte. Una stasi sofferta e dolorosa ma dovuta a situazioni più grandi di se. Gli anni 2000 segnano il nuovo corso, quello che può definirsi ‘’’Il Secondo Periodo ‘’’. A sostenerlo, tuttavia, è rimasta quella ingenuità pascoliana, assimilabile al pensiero sull’osservazione scevra da sovrastrutture di cui ha detto anche Picasso, attraverso la quale il meravigliarsi, lo sbalordirsi dinanzi alla poesia del mondo diventa il tramite da tradursi in pittura. La Natura in ogni sua forma, gli animali, l’uomo, così come immagini sacre e ritratti, sono stati rappresentati dal M° Battigelli, ma è la Natura quella che più di tutte, alla maniera impressionista e romantica è di scena nei suoi lavori.

 Parafrasata attraverso le più differenti tecniche pittoriche, sono, invero, le emozioni quelle che prendono forma, le sensazioni intime che si fanno universali agli occhi di chi osserva. Luoghi ameni, bucolici, lontani o riconoscibili sono il segno di un passato che si insinua nel presente ma è già latore di un futuro vicino.
Luoghi dell’anima, luoghi emozionali, che vivono di presenze e assenze – l’elemento umano è spesso sotteso - che pure sono dominate da una forza pari a quella della Natura, come diversi emblemi del Creato.
L’opera qui presentata, Tramonto sul Monte Serra, che ricorda un dipinto del pittore Frederik Church, attraverso scelte formali, sapientemente modulate in giochi di cromie straordinarie di purezza costruttiva dello spazio pittorico, come si trattasse di un taglio fotografico, lirico e al contempo essenziale, registra quello che pare un paesaggio inesplorato toscano, di cui l’epica grandezza e la sublime tensione emotiva esprimono l’essenza stessa del dipinto.
Poche righe non bastano per raccontare di Battigelli, possa intanto bastare perdersi in un tramonto come questo per comprendere appieno le emozioni-guida di questo Maestro Italiano. -  
Dr.ssa Azzurra Immediato -
   




PREMI & RECENSIONI & NOTE :    - Nel 2010 – Il premio a Vasteras (Svezia) ‘’ Emozioni e Sensazioni dall’Italia’’,
Nel 2011 – E’ conferito il Premio Città di Stoccolma alla Bellange Ateliè Galerj -  
Nel 2013, a Firenze riceve il Premio Lorenzo dé Medici ''Il Magnifico '' –
Comment: Stockholm 11/11/2010 - FROM SVENSKA AKADEMIEN - THE DIRECTOR PROF BALDELLI:
<< Lei, Maestro R. Battigelli, rappresenta con la sua opera in un intensa semplicità e profondità di composizione il concetto di Tempo come autentico, ossia in senso heideggeriano un "ora" che non è divenuta attuale e che lo diverrà in base al suo proprio poter esserci.>>
<>
                                                                 
 Doctor Richard Baldelli - Regissör Maecenas Sverige Academy –Stockholm


PREMI & RECENSIONI & NOTE :    - 2012 – BIENNALE INTERNAZIONALE DI PITTURA-DISEGNO E GRAFICA – TORINO – GALLERIA Arte Città Amica - Premio Sezione Pittura Nature Morte –

- COMMENTO DEL DR. DONATO CONENNA – NEW LAND:
“ Cronos e le cose davanti a una finestra”, del 2009, è un dipinto che presenta alcune particolarità tecniche per ottenere un vibrante risultato “granuloso” e con tonalità come fermo nel Tempo. Al Battigelli è stato già detto che << …quel tempo è definibile come autentica verità, dove, un ‘ora’ che non é attuale lo diverrà in base al suo proprio esistere nel suo futuro.>> La composizione di quest’opera è apparentemente semplice. Con essa si ripercorre la tradizione delle nature morte ma qui la perspicacia di Battigelli ci pone innanzi alla “narrazione” di una storia, di un evento o di un momento di vita rurale che evochi una memoria e se ne percepisca le emozioni provocate da quel controluce di oggetti, umili e banali, di ottima pittura battigelliana, i quali certamente   usati nel quotidiano di una vita modesta già percorsa anche in un lontano passato, certamente con gioie, dolori e sacrifici propri di una vita agreste. << Oggetti di un tempo passato ma che si inseriscono in azioni di un presente che continuerà o muterà nel domani.>> questo ci dice il Battigelli. La risposta verrà da ciò che da quei vetri opachi, che celano il mondo esterno, sarà presagito. Nelle nature morte, dato che anch’esse, oltre ai paesaggi, al nudo, ai cavalli e alla figura, rappresentano un importante aspetto della produzione battigelliana, anche se con riferimenti affettivi morandiani, Il Battigelli ci dice ancora che: << vi si notano tutte le significazioni che Cronos (il Tempo), Kairos (un periodo indeterminato di tempo in cui qualcosa accade) e Ananke (la personificazione del destino) determinano l’essere e il divenire delle cose che ci circondano e sono le protagoniste e le memorie del nostro vivere. E’ un passato e un presente   che si proiettano nel futuro per essere i soggetti dei ricordi e delle memorie familiari e comunque, di eventi vissuti che divengono storia, anche se i protagonisti sono solo umili e banali oggetti.>> O finire nel nulla, pur rimanendo avogadrica materia !.
Dr. Donato Conenna

 
     
PREMI & RECENSIONI & NOTE :    - ^ BRANI TRATTI DALLA RECENSIONE DELLA DR.SSA AZZURRA IMMEDIATO - Galleria Farini Concept : – Bologna -  
   <<….un dipinto ricco di significati e rimandi metaforici … , ricorda molto esempi secenteschi di quel filone inteso come ‘’ capolavori al lume di candela….>> <<…. Un luogo che per certi versi rimanda allo studiolo di San Girolamo, divenuto simbolo della sapienza nell’arte contro riformata. Ed il legame con la Sapienza è fornita dal Battigelli mediante il ricorso di oggetti che traducono metafore << …che simboleggiano il Sapere Classico. …. – sul tomo si legge, in greco: …. Il frutto del sapere, Beato l’uomo che ha acquisito la Sapienza . Altri elementi concorrono a dare lustro semiotico all’opera, come la carta geografica che porta parole del Vangelo di S. Luca: Ieuntes in universo mundo…. – a predicare- . Altro tomo porta sul dorso le Sette Virtù Cardinali ….>> << Simboli del Sapere sono sparsi qua e là, in primis la fiamma della candela che si erge da destra, antagonista della scalinata inondata dall’alto dalla misteriosa luce che avvolge l’enigmatica ombra di quella figura trasparente di uomo salente >> << Simboli; enigmatici elementi che si raccordano con un desiderio di catarsi e di memento … l’enigma delle esperienze di un uomo … che ha tanto esperito e cerca il proprio riposo, godendo i frutti del proprio lavoro (sapere) …. al chiarore di una luce che scalda l’animo e non dimentica ciò che è stato ………..>>

L’opera ha Ispirato questa Poesia alla poetessa Nadia Betti; ‘’Luce d’anima reclusa’’
<< Oh… tremolante fiammella, compagna di infiniti anni / che scaldi i lunghi giorni / dando luce a questi aridi   e consumati occhi, / stanchi di guardar memorie, / al limbo di flebili ricordi.//Mi s’apre il cuor scendendo i solidi gradini, / dall’impagabile libertà a me concessa; / mi par d’intravedere una vita che m’aspetta. // A te affido il mio sapere, i viaggi solitari e le colpe / mai commesse, ma pur sempre da scontare / al gelo di queste vecchie mura, come fosse un lapidario.// Più non s’ode la mia voce, troppe grida han seccato le sue corde / e nel silenzio solo appar , la nebbia / del mio affannoso respirar. // Assai grande l’assuefazione di questo spazio / ormai stantio, da bramarne l’assistenza / in un cantuccio del mio cuore, / ove è vivo il mio perdono. // Fintanto le mie fragili ossa mi sosterranno / salirò questa scala verso il cielo/con la speranza nel domani, / a te poter tornar. >>          Nadia Betti


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PREMI & RECENSIONI & NOTE :    GALLERIA FARINI CONCEPT – BOLOGNA – 2014 -  

<<…….. valori che ci sono dati da uno sguardo altro nei suoi paesaggi e tramonti infuocati che si è rivelato arricchente e teso verso un infinito non solo pittorico ma, in special modo, spirituale ed emozionale. - Tuttavia, il lirismo delle piccole cose si fa sentire. Una poesia delicata, che trova un parallelo ontologico con versi di Quasimodo e di Pascoli. - Un compendio sul quotidiano   in cui è riposto il sentimento di ciascuno di noi. - L’opera che il maestro Battigelli qui presenta, si intitola << Natura Inerte: ‘’Una Lucerna con un Fiasco e una Brocca intorno al Macinino del Caffè ..….’’ >>, un titolo ‘’simbolista’’ con cui compie questo dipinto che si apre a una volontà tanto evocativa quanto aperta alle interpretazioni più ampie e soggettive lasciate all’osservatore…..>>
                   Dr. Azzurra Immediato , critico e storica dell’arte

 


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PREMI & RECENSIONI & NOTE :
- RECENSIONE   DR. AZZURRA IMMEDIATO – GALL. FARINI CONCEPT – BOLOGNA –
   << Quando si osservano, si analizzano le opere dell’artista e maestro toscano Riccardo Battigelli, non si può evitare di far correre il proprio pensiero alla lezione di Giorgio Morandi, il pittore bolognese di cui Battigelli fu allievo.
   Ritornano echi a far notare come la lezione del bolognese fosse stata compresa, interiorizzata ma anche, naturalmente, reinterpretata. Gli anni americani di Battigelli hanno determinato anche un cambio di prospettive, uno sguardo altro che si è rivelato arricchente e teso verso un infinito non solo pittorico ma, in special modo, emozionale. -  
   Tuttavia, il lirismo delle piccole cose si fa sentire. Una poesia delicata, che trova un parallelo ontologico con versi di Quasimodo e di Pascoli. - Un compendio sul quotidiano   in cui è riposto il sentimento di ciascuno di noi. - L’opera che il maestro Battigelli qui presenta, si intitola << Natura Inerte: ‘’il Macinino del Caffè ..….’’ >> in cui, sin dal titolo, si apre una volontà tanto evocativa quanto aperta alle interpretazioni più ampie e soggettive lasciate all’osservatore.
   Quelli che possiamo considerare oggetti remoti come il macinino del caffè sono come imprigionati, o meglio, cristallizzati, in un austero sfondo dai colori delle terre toscane, tanto da far apparire l’intera composizione come immersa in un rarefatto ambiente. Un senso di mistero pare avvolgere e pervadere la scena, che si presenta semplice, raccolta, con una composizione armoniosa definita da sottili variazioni di cromie, tale da trasmettere un senso di serena meditazione. Una natura morta, o meglio: ‘’Inerte’’ come la nomina Battigelli, che si rivela essere contemplativa, caratterizzata dalla potenza della semplicità attraverso cui emerge la volontà di esprimere la purezza e la bellezza poetica di quegli oggetti che, solitamente, cadono nell’oblio dell’indifferenza quotidiana.
   Ancora Morandi affermava che ‘’si può dipingere ogni cosa, basta solo vederla’’ e, oggi, Riccardo Battigelli ci mostra esattamente che ciò accade e si rivela, stupendamente, una sorpresa.
   Dipinti come quelli del Battigelli, infatti, paiono incantare l’osservatore ma, soprattutto, trasportarlo in una intima visione; molti di noi … conservano in casa o hanno usato un macinacaffè e tale ferma immagine di Battigelli si traduce in una scena di famiglia, in un ricordo, in un momento che, grazie alla sua opera, il maestro ci fa rivivere.
Una scena simile la ricordo a casa di mia nonna .. ………>> - << La Natura Inerte di Riccardo Battigelli si tramuta, per me, in un ricordo lontano, ma ancora vivo, capace di mettere in scena, nella mia mente, momenti di vita e memorie familiari a cui tanto sono affezionata.
La potenza dell’arte è anche nelle piccole cose e Battigelli sa estrapolare l’anima dagli oggetti e dalla natura in maniera mirabile.                                        Bologna 09/015 Dr. Azzurra Immediato


PREMI & RECENSIONI & NOTE :
Esposizioni alla URBIS et ARTIS di Roma
Commenti di Gastone Ranieri Indoni Art Director di URBIS et ARTIS  
Pubblicati su ‘’Agenda Artistica 2015’’
   << Gli elementi compositivi e tematici di Riccardo Battigelli hanno il sapore della dialettica famigliare con rimandi nostalgici e romantici di radice ancestrale.
L’annosa tenace ricerca che ne ha temprata la personalità artistica lo ha permeato del suo sentire universale: il ‘’genere’’ dell’autore ha tradotto con sapienza genuina spaccati di vita di una realtà melanconica, per via della sua latente timidezza, forse del suo essere elusivo e schivo dai rumours che non si confanno alla sua sobria personalità. Questo però non inficia l’impronta garbata, ma insieme potente, della sua opera; anzi della sua stesura, il confronto e la tematica, quando si amalgama alla tecnica nitida che gli è propria, riesce a rendere al meglio la sua cifra e il suo temperamento descrittivo.
   Il dipingere del Maestro Battigelli, che completa sempre con campiture, quadrature e coreografie eleganti perché concepite con schietta semplicità, che è mai riduttivo di bravura, è preziosismo grazie alla mediazione dell’arte. Il suo stile è stato definito un figurativo moderno, una tradizione in divenire, grazie all’armonia e all’equilibrio di agire reale e surreale. Un pennello docile e delicato che attiva l’osservatore coinvolgendolo in una pulsante poetica passionalità.>>